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Quello che tu affermi e cioè:
“Quando accettiamo che i tassi di interesse contano, torniamo in un mondo in cui si pone il solito secolare trade-off fra politica monetaria e politica fiscale. Non le si può avere entrambe accomodanti”
Mi sembra smentito dai fatti e con risultati assolutamente positvi dagli USA dove:
La politica monetaria è è tuttora assolutamente espansionistica - anche se in misura progtressivamente minore rispetto al culmine del QE e tassi a zero - perché comunque i tassi di interesse (fed Fund) sono inferiori al tasso di inflazione (vedi grafico sotto) ed al tasso di crescita nomilale del GDP;
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La politica fiscale, lo sappiamo bene, con Trump è tornata ad essere usata con forza in ottica ultra espansiva.

Quindi oltre oceano si stanno usando tutte le armi per sostenere il ciclo e, meraviglia delle meraviglie, l’inflazione non riparte, anzi, ci sono segni chiari di deflazione che stanno spingendo la FED a diventare di nuovo ultra accomodante.

Un altro chiaro esempio è il Giappone dove + Defict pubblico e + espansione monetaria convivono senza creare tensioni, tanto che lo Yen è considerata ancora safe even.

L’Europa avrebbe tutte le caratteristiche necessarie per potersi permettere una significativa manovra anticiclica usando entrambe le armi, ma non lo fa per delle regole assurde, lato poltica fiscale, che si è data fin dall’inizio, regole ancora di più rafforzate, in senso pro-ciclico, dopo la crisi greca.
Anche coloro - Germania, Olanda, Austria - che, rimanendo all’interno di queste regole, avrebbero molto spazio per fare politica fiscale espansiva, non lo fanno e continuano ad affidarsi all’Export!

Ma la cosa peggiore è che hanno imposto questa visione a tutto il resto dell’Euro Area, con il risultato che adesso un Intero Continente deve affidarsi alla crescita di Consumi ed Investimenti del Resto del Mondo per crescere un po’ tramite l’Export netto! Leggi la risposta...
Nell'outlook semestrale dice che gli USA presentano uno dei saldi primari di finanza pubblica più pesanti, pari al 6% del Pil. Quindi tenendo conto che il Pil USA è circa 15 trilioni di dollari, il saldo primario, e quindi il deficit, vale circa 1 trilione di dollari, enorme.
Ho letto un articolo in un blog, con tutte le riserve di affidabilità del caso, dei primi di agosto in cui specifica che il debito federale è al 98% del Pil, ma non è l'unico debito esistente, tiene conto anche del debito delle amministrazioni pubbliche, quindi si arriverebbe al 118% del Pil, quasi al pari dell'Italia. E anche il deficit sottolinea che sarebbe ben più pesante del 6%.

Può fare un approfondimento al riguardo? Leggi la risposta...
A pag. 21 dell'Outlook semestrale, dice che la tendenza dei MP verso e oltre i livelli medi storici non è garantita fino a quando ci sarà una politica monetaria accomodante. Con questo vuole dire che, fino a quando l'aumento dei profitti dipende dalla svalutazione del dollaro, questo non si potrà considerarsi strutturale in quanto causato dalla liquidità immessa e non da un aumento del Pil?

A pag. 23, lo studio di Citigroup, ha confrontato il P/BV e il peso del governo nell'economia, che hanno una relazione inversamente proporzionale nel 74% dei casi. Quindi, in tal caso, una riduzione della spesa pubblica, farebbe molto probabilmente aumentare il P/BV.
Però ci dovrebbe essere il rovescio della medaglia, cioè che, questo comportamento sarebbe deleterio nei riguardi della crescita. Ridurre la spesa pubblica, raffredda l'economia e soprattutto attualmente rischierebbe di accelerare il cammino verso un'eventuale recessione.

Questa considerazione spiega, forse, perché azionario ed economia non vanno sempre di pari passo. Leggi la risposta...
Vorrei fare con lei alcune considerazioni sullo stato dell'arte e quindi avere alcuni scenari probabili per il futuro.
Siamo arrivati ad un punto molto confuso e, se ce ne fosse bisogno, molto difficile ed incerto. Da una parte ci sono sirene che si lanciano in previsioni di rialzi più o meno stratosferici entro qualche mese e ci sono le solite cassandre che continuano a dipingere la fine del mondo.
Le autorità monetarie e politiche, più o meno tutte e come sempre in notevole ritardo, si sono accorte della recessione, delle difficoltà bancarie e invece di lavorare in silenzio lanciano, quasi quotidianamente, allarmi su possibili fallimenti bancari in Europa e nel mondo, sulla gravità senza precedenti della recessione creando così quel panico che potrebbe davvero portare ad una corsa agli sportelli e ai fallimenti bancari annunciati (e sembrano pure contenti che gli allarmi poi si realizzino).

A fronte di questo notevole allarmismo (in parte giustificato, per carità) c'è una situazione reale in chiaro scuro:
- l'andamento degli utili aziendali a livello globale non sta andando poi cosi male;
- la liquidità nel mondo è a livelli elevati e pronta, eventualmente, a indirizzarsi in borsa e\o direttamente nelle imprese (vedi esempio i fondi libici in Unicredito ma anche i fondi degli Emirati Arabi che si stanno guardando attorno, come evidenziato ierisera dalla trasmissione di Ballarò);
- le autorita monetarie e politiche hanno messo in campo misure che da tutti sono giudicate un buon punto di partenza per stabilizzare la situazione, seppure certamente in tempi non brevissimi;
- un paese come la Cina sta rallentando ma in modo abbastanza ordinato (mi pare crescita trimestrale 9% dal 10 del trimestre precedente) e questo era auspicato da tutti e comunque i paesi emergenti sono messi mediamente meglio rispetto al passato;
- petrolio e materie prime in calo (anche se questo denuncia recessione pesante, è vero), quindi pressioni inflazionistiche in calo;
- tassi ufficiali e interbancari visti ancora in calo;
- borse non sopravvalutate (non so se è un bene o un male che anche il sempre pessimista Minter abbia giudicato il mercato adegiatamente valutato,anche se poi non ho letto l'articolo);

Tra le cose non positive naturalmente ci sono:
- una recessione che potrebbe essere veramente molto pesante;
- una incertezza relativa a quanto di questa recessione è già scontata dalle quotazioni azionarie;
- quanto gli utili futuri saranno colpiti dalla fase più dura della recessione;
- quanto i paesi emergenti riusciranno a reggere nel caso di una recessione duratura (vedi Russia e Corea del sud);
Sicuramente dimentico tante cose negative e positive.

A questo punto mi domando quale può essere il futuro: ancora un calo importante per le borse, per i bond e quant'altro, dato che la crisi si tradurrà in una crisi di fiducia sistemica che non salva più nulla e nessuno (perchè questa crisi è diversa dalle altre) o una certa stabilizzazione nel breve e poi con difficoltà nel lungo una crescita?
Non so se sbaglio ma se le borse raggiungeranno quei livelli da lei indicati nel RG (esempio se non erro 750 di S&P500 entro fine ottobre) tanto vale puntare pesantemente sulle azioni, non penso che obbligazioni corporate o titoli di stato possano sopravvivere a ulteriori cali disastrosi.

Poi una domanda: sono il primo che non crede ai complotti nel caso delle borse e dell'economia, ma in questo caso con la vicinanza delle elezioni americane, con la silenziosa opera di acquisto che sicuramente qualcuno sta facendo (fondi arabi, cinesi o altro, Buffet anche se non lo fa in silenzio!) ci può essere un'interesse a creare paura per raggiungere scopi politici o economici? Leggi la risposta...