Questa sezione contiene tutte le risposte alle domande pervenute quotidianamente in redazione da parte degli abbonati, su temi discussi nel Rapporto Giornaliero, o su temi che non trovano adeguata copertura nella reportistica.

Le risposte sono ampiamente dettagliate e documentate, e rappresentano un vitale completamento della copertura analitica attuata con il Rapporto Giornaliero. Attenzione: l'accesso alle risposte è riservato ai soli utenti abbonati al Rapporto Giornaliero.

Le chiedo: nella possibilità che l'inflazione si scaldi nella zona euro, quali settori azionari Italia e Europa potrebbero essere oggetto di acquisto già dal prossimo mese terminato un consolidamento di fine aprile? Anche qualche titolo singolo.
Fiat ha rotto la resistenza tra 7.15 e 7.30. È da comprare? Leggi la risposta...
Nel RG del 05/04 ha mostrato un grafico del Brent in euro e l'indice dei prezzi al consumo in Europa per dimostrare la possibile ripresa dell'inflazione. Ora, vista la rilevanza di un tale fenomeno, previsto per la seconda parte dell'anno e nel 2017 (e quindi lo stravolgimento delle attuali aspettative del mercato) con, ritengo anche, una possibile implicazione per la politica dei tassi di forte cambiamento rispetto alla situazione attuale, Le chiedo se è sufficiente questa analisi per decretare un cambiamento così radicale? Leggi la risposta...
Si fa sempre un gran parlare di inflazione che non c'è e che sembra che tutti vogliano ad ogni costo. È sicuramente ipotizzabile che, data la natura ciclica del mondo e dei mercati, prima o poi torneremo ad averne in quantità pure eccessive.
Ci sono degli indicatori economici o di altra natura che possono aiutare ad anticiparla in modo da non farsi trovare impreparati? Leggi la risposta...
Paventa una inversione di tendenza sul dollaro anche se difficilmente argomentabile ma non potrebbe essere il pesante output gap che flagella l'Europa a determinarlo? C'è chi parla di un output gap dell'8% allora le azioni intraprese dalla BCE sarebbero quasi acqua fresca o sbaglio? Leggi la risposta...
Mi manderebbe il grafico inerente all'indicatore dell'aumento salariale negli Stati Uniti? Quello che la Sig.ra Yellen sta monitorando per giustificare un possibile aumento dei tassi. Leggi la risposta...
Ricapitolando un po' la situazione: Draghi con le sole parole ha detto che potrebbe allungare il QE. Come conseguenza Bund su, Europa su, dollaro giù. A distanza di 10 giorni azionario europa sempre lì, il bund è sotto la quotazione per Draghi, solo l'euro si sta "cappottando".
Non è che i mercati incomincino a credere che Draghi non farà nulla, se la Yellen alzerà? Leggi la risposta...
Premetto che non ho avuto modo di leggere tutto il nuovo Outlook, e quindi spero di non essere inopportuno nella domanda. Mi chiedevo se il QE di Draghi potesse fallire e quindi non riuscisse a far risalire l'inflazione (come peraltro sta avvenendo), oltre a non far salire le borse. Insomma ci siamo abituati a pensare: QE, quindi borse su.
Infine alcune settimane fa Lei proponeva una inversione di forza relativa tra il Dax ed il nostro indice, a favore del Dax. Credo sia cambiato qualcosa. Come vede questo rapporto? Leggi la risposta...
Mps ha chiuso l'Adc e il prezzo sta tornando a 1.92 prezzo cd teorico. Volevo un Suo parere se a questo punto coltivare qualche idea di rialzo verso 2,20-2,50 o meglio lasciare perdere?

Sul tema obbligazioni cosa comprare? Inflazione e governativi di breve?
Corporate out? Leggi la risposta...
In merito al grafico pubblicato nel RG di ieri, OK che dopo un mese si e sempre saliti in tutti i casi, ma dopo 2,5 mesi? Si potrebbe creare un modello previsionale o i casi sono troppo esigui?

In merito invece al tema dei tassi di interesse a zero le chiedo: sarebbe possibile che a rotazione le banche centrali USA EUROPA e GIAPPONE facciano dei QE in alternanza (con le rispettive valute che si svaluterebbero/rivaluterebbero ciclicamente una con l'altra) e tengano i tassi a ZERO e comprino tutti i loro DEBITI pubblici immettendo continuamente liquidità nel sistema finche l'inflazione non aumenta? E se l'inflazione non aumentasse per decenni a causa di una stagnazione dei consumi (e quindi produttiva) di queste aree geografiche dovuta alla disoccupazione interna che non può essere riassorbita a causa di efficienze produttive e delocalizzazioni, potremmo avere un ciclo rialzista dei mercati di pari durata semplicemente generato dalla liquidità immessa nel sistema e dal fatto che sarebbe l'unico investimento remunerativo? O sono solo fantasie? Leggi la risposta...
Buongiorno Dott. Evangelista. Desidero avere un suo commento su quanto è apparso ieri: (AGI) - Roma, 23 apr. "La normalizzazione della politica monetaria degli Stati Uniti potrebbe implicare delle serie prove per quelle economie emergenti che hanno ricevuto ingenti afflussi di capitali negli ultimi anni", ha spiegato lunedì William C. Dudley presidente della Federal Reserve di New York. Aggiungendo: "Noi della Federal Reserve ponderiamo seriamente le potenziali implicazioni internazionali delle nostre politiche... dal momento che gli effetti esterni delle politiche della Federal Reserve possono reagire sull'economia americana e i suoi mercati finanziari. E in parte un simile agire riflette anche un senso di responsabilità speciale che abbiamo dato al ruolo del dollaro come valuta di riserva internazionale". Va notato come queste frasi siano arrivate dopo che Jose Vinals, responsabile del FMI per quanto concerne i mercati dei capitali, aveva ammonito la settimana scorsa sui rischi esteri delle ricadute della politica monetaria degli Stati Uniti. E tuttavia il discorso di Dudley non asseconda quanti prevedono qualche ritardo nel rialzo dei tassi. Egli ha aggiunto, infatti, che le varie pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti sono state falsate dal calo dei prezzi del petrolio, e dichiarato di attendersi che l'inflazione inizierà a consolidarsi entro fine d'anno. Un rialzo dell'inflazione per esempio al due per cento, implicherà inevitabile il rialzo dell'intera struttura dei tassi d'interesse, che avrà i suoi effetti appunto proprio sui prestiti sottoscritti in dollari fuori degli Stati Uniti. Essi sono cresciuti da 2 a 9 trilioni di dollari negli ultimi quindici anni, circa metà dei quali concentrati nei paesi emergenti: con 660 miliardi di dollari in Russia, 350 miliardi in Brasile di dollari e 1.100 miliardi di dollari alle imprese cinesi. Cifre che spiegano l'ultimo report del FMI che appunto ammoniva che l'economia internazionale doveva prepararsi al doppio trauma indotto dal rincaro del dollaro e dall'aumento dei tassi. Tuttavia negli Stati Uniti l'eccesso di scorte del mercato immobiliare pare adesso riassorbito e Dudley prevede inoltre che entro la fine d'anno la disoccupazione subirà ulteriori riduzioni, mentre il numero di ore lavorate è già in brusco aumento. E non v'è da dubitare che le decisioni della Federal Reserve, malgrado le varie cautele e l'attenzione all'economia internazionale, obbediscano soprattutto agli equilibri interni e buon lavoro. Leggi la risposta...