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Volevo delle precisazioni su questo indicatore. Nei rapporti giornalieri dei giorni scorsi abbiamo avuto per diversi giorni un rapporto superiore a 2 e Lei commentando diceva che gli Istituzionali coprivano le loro posizioni rialziste e questo dovrebbe essere un segnale bullish. Noto poi che nella discesa del 2011 mediamente (utilizzando varie medie anche brevi) il put call ratio è sempre stato maggiore di 1 e il mercato è crollato. Vorrei se possibile una sua opinione in merito. Leggi la risposta...
Non ho ancora avuto modo di leggere per intero il suo sempre ottimo Outlook semestrale ma relativamente al capitolo che tratta i mali dell'Italia, non mi trovo d'accordo su alcune considerazioni.

A pag 40, lei dice che "prima dell'introduzione dell'euro, l'Italia riusciva artificiosamente a riconquistare quote di mercato con le svalutazioni competitive della propria moneta. Questo balsamo, se da un lato ha mantenuto a galla artificiosamente il paese; dall'altro ha rimandato il momento delle scelte dolorose, delle ristrutturazioni aziendali e delle riforme strutturali. Abituando il ceto imprenditoriale alla scelta della scorciatoia, preferita alla soluzione più impegnativa ma inevitabilmente più produttiva delle ristrutturazioni interne, che hanno fatto la fortuna della Germania nei primi anni dell'introduzione dell'euro".

Poi però a pag. 44 scrive "la svalutazione della lira sarebbe compensata da analoghe misure contenitive da parte di altri stati; ed è lungi dall'essere dimostrato che il beneficio in termini di maggiori esportazioni non sarebbe più che compensato dal maggior costo delle importazioni, di cui drammaticamente necessitiamo".

Mi sembra un discorso un po' contraddittorio; ma se l'Italia avrebbe prosperato artificialmente per anni grazie alle svalutazioni competitive, come è possibile che ora questa svalutazione sarebbe inefficace? C'è qualcosa che non va!

Se mi permette, vorrei chiarire questi concetti poiché sono diventati dei luoghi comuni difficili da sfatare.
Innanzitutto, vorrei spiegare che l'Italia dagli anni 60 ha svalutato tre volte e precisamente nel 1976 (20%) e 1981 (10%) a seguito dei noti shock petroliferi (in buona compagnia, a titolo di esempio nel 1976 ha svalutato anche la U.K. 19%, Francia 11% ed altri paesi) e l'ultima svalutazione è avvenuta nel 1992-3 causata dal fallimento dello Sme da cui siamo usciti insieme alla U.K. dopo la crisi del 92. Sempre nello stesso arco di tempo, l'Italia ha anche rivalutato; nel 1971 (+5%), 1986 e 1990 (rispettivamente circa 4 e 6%) e nel 1996 (+10). Dunque, non è vero che il sistema della produzione del nostro paese è sopravvissuto grazie alla italiana furbizia della svalutazione; piuttosto, la svalutazione è stata sempre difensiva in tre momenti di gravissimi shock internazionali.

Inoltre, per concludere il pensiero sulla pag. 40, c'è un altro bel grafico Ocse del 2012 che dimostra come la produttività media del lavoro in Italia ed in Germania siano stati praticamente sovrapponibili sino al 1989, poi gli effetti dello Sme ci fanno perdere punti per recuperare parzialmente dopo la svalutazione del 92-93 e sino al definitivo declino post euro. Questo dimostra che questo paese, se lasciato lavorare con autonomia monetaria e fiscale, non è secondo a nessuno, nemmeno a quella potenza teutonica di cui tutti magnificano le grandi qualità e capacità competitive senza osservare in quali modi, contrari ai trattati di Maastricht siano stati raggiunti. Ma questo è un altro argomento.

Riguardo pag. 44, esiste anche per il tema dell'impatto della svalutazione sul saldo delle partite correnti e sul cambio reale (rapporto prezzi interni e prezzi esterni) un grafico del FMI del 2010 che dimostra come la svalutazione del 92-93 abbia comportato effetti duraturi sul cambio reale con effetti molto positivi sul saldo delle partite correnti.

Credo che nessuno metta in dubbio che in questo paese ci siano dei problemi strutturali che non vengono affrontati da lustri, ma a mio avviso si cerca costantemente di distrarre l'attenzione dai veri problemi che sono causa fondamentale del nostro stato di crisi e di bassa crescita da tanti anni con esplosione del debito pubblico.

Tutto nasce nel 1981 con il così detto "divorzio" della Banca d'Italia dal Tesoro che immediatamente fece schizzare il tasso di interesse reale dei titoli pubblici ad una media 81-93 del 5% (mentre nel periodo 1960 - 80 era stato del -1%) con picchi del 8%, causando la nota esplosione del nostro debito pubblico negli anni 80. Basta prendere il valore di 60 (rapporto debito/Pil del 1980) e capitalizzarlo per 13 anni ad un interesse composto del 5% ed il gioco è fatto. Poi da li, solo austerità, ma io aggiungerei, voluta austerità con avanzi primari che da 20 anni tolgono soldi a noi cittadini senza voler risolvere il problema di fondo: ridare a chi governa il controllo della politica monetaria. Ma questo si scontra con il progetto europeo, anzi nord-europeo che grazie al mercantilismo tedesco ha volutamente portato l'Europa dell'euro nel ciclo di Frenkel da cui si può uscire soltanto chiudendo l'esperienza fallimentare dell'Euro.

Andiamo a vedere come dagli anni 70, precisamente nel 76 la quota salari del pil rappresentava il 51% e siamo ora crollati intorno al 40% (fonte FMI), tutto a vantaggio del capitale; ecco, ora tutto quadra con questo processo partito nei primi anni 80.
Usciamo dalla gabbia sempre più soffocante dove ci è stata tolta sovranità monetaria e con il fiscal compact anche quella fiscale e restauriamo le condizioni affinché si possa rendere sostenibile il debito pubblico e la crescita: altra strada, a mio modesto avviso, non c'è. Leggi la risposta...
Ha senso comprare Fiat adesso, o meglio aspettare una correzione, all'interno di quella generale da lei prevista. Leggi la risposta...
Vorrei capire se una segnalazione di acquisto di un'azione (o altro) potrebbe essere da cassettista a priori, oppure potenzialmente la è sempre e si conferma nel tempo se resiste agli stop loss settimanali, mensili...? Leggi la risposta...
Mesi addietro proponeva un affascinante grafico previsionale che rapportava il CESI al rendimento del 10Y tedesco. Potrebbe riproporlo con un Suo commento? Leggi la risposta...
Vorrei chiederle, alla luce dei movimenti degli ultimi giorni, un commento su Samsung nei confronti di Apple. Ritiene che il trade proposto nel passato sia da modificare, ribaltare oppure vada mantenuto? Leggi la risposta...
Sostiene da tempo, che questo rimbalzo è di natura ciclica, all'interno di un bear market secolare partito nell'anno 2000. Con S&P che ha sgretolato i precedenti massimi, evidentemente mi sono perso in questi anni un passaggio di non poco conto. Evidentemente la cifra, non ha rilevanza nell'individuazione di bull/ bear MARKET, ma suppongo un "DATO", a cui aggiungere altri elementi di valutazione. Mi potrebbe cortesemente chiarire il concetto?
Ringrazio e cordialmente saluto

P.S. Nel merito del corso in programma a Rimini per fine Settembre a cui sono interessato, ha delle novità da comunicare? Leggi la risposta...
Al di là della situazione un po' "grigia" sul RG di oggi che vede l'Lsg e lo Ssg dello stesso colore "grigio", mi sembra che comunque sia stato abbattuto l'Lsg instaurando di nuovo un bear transitorio, nonostante Abe. Sugli indicatori settimanali mi sembra che siamo ancora positivi, vero? Leggi la risposta...
Vorrei porre una domanda in merito a questa situazione. Avendo un investimento su obbligazionari governativo Usa, alle attuali condizioni di mercato e vista la correlazione tra mercati azionari e mercati obbligazionari High - Yield, può avere senso effettuare switch su questi ultimi? Leggi la risposta...
Sono tanti i pensieri che mi sovvengono (anche confusi) che spero di sintetizzarli in un discorso lineare. Credo che la "vexata quaestio" sia ormai questa: sta per iniziare (o è già iniziato a giugno) un bear market secolare del mercato obbligazionario (che non mi sembra sia stato segnalato da lei in modo opportuno - a suo tempo - pur leggendola fra le pieghe) all'interno del quale, però, per i prossimi due-tre anni, assisteremo anche all'ultima zampata del bear market secolare azionario.
Per anni i due settori sono cresciuti assieme - primeggiando ora l'uno, ora l'altro - chiedendoci quale dei due mentisse. Adesso le cose ci risultano più chiare (almeno in teoria): dovrebbe (secondo i suoi calcoli) partire fra qualche anno il bull market dell'equity (diciamo dal 2016 in avanti) per sostituire quello trentennale dei bond ormai giunto al capolinea!
Detto così sembra tutto semplice. L'ideale allora sarebbe già ora uscire dall'obbligazionario, trasformandolo in cash; fare la stessa cosa per l'equity, a fine 2013, e restare in attesa di quel che accadrà fra qualche anno (2014-2016) e al momento opportuno risalire sul trenino con il 100% di equity.
Ma recentemente lei sembra distorcere questo scenario e avvalorare sempre più l'ipotesi che "si doveva" (col senno di poi) e "si dovrebbe" (nel prossimo futuro) investire solo in azioni. Io non credo che le cose stiano proprio così: credo appunto che la cosa più saggia sia uscire dai mercati (entrambe i mercati) perché il futuro rialzo dei tassi (la terza bolla, come la chiama Tremonti, dopo quella dei Mutui 2007-2008 e dello Spread 2010-11) finirà per trascinare rovinosamente anche l'equity. Del resto fondi azionari ed obbligazionari salgono e scendono assieme (ogni giorno) costantemente ormai da anni.
Che ne pensa di questa prospettiva? Leggi la risposta...