Salve dott. Evangelista, in materia di rendimenti, nel RG di giovedì scorso Lei dice: il tonfo fatto registrare dai titoli di stato inizia ad assumere i contorni di una definitiva e radicale inversione di tendenza. In un altro passaggio un paio di mesi fa (il 18 marzo per l'esattezza) parlando del Quantitative Easing e dell'orientamento della Fed ad acquistare titoli a 10 e 30 anni, Lei faceva notare come questi ultimi avevano fatto registrare (già allora) un "fastidioso" aumento dei rendimenti. Ne deduceva quindi che oltre il 3,5% (sul dieci anni) il potenziale di ribasso dei titoli di stato sarebbe limitato. Concludeva altresì con l'attesa per il 2009 di un appiattimento della curva dei rendimenti.
Andando dunque oltre le indicazioni che stanno emergendo dal quadro puramente tecnico che Lei ha giustamente e puntualmente evidenziato, di fronte alla recente salita dei rendimenti, mi sono chiesto principalmente tre cose:
- la prima è che se assisteremo veramente, nei prossimi mesi, ad una ulteriore salita dei rendimenti, così come il quadro tecnico lascia presagire, quali ricadute avremo su: costo dei mutui, prezzi delle case, debiti aziendali, bilanci delle banche e in definitiva sui mercati?
- la seconda cosa che mi chiedo è quale dovrebbe essere mai la motivazione che spinge i rendimenti: forse una diversificazione delle riserve valutarie cinesi? oppure timori sulle capacità del mercato di assorbire la valanga di titoli del debito che il tesoro Usa dovrà necessariamente emettere? paura dell'inflazione? cos'altro?
- in ultimo credo sia da chiedersi anche che fine farebbe, a fronte di un ulteriore rialzo dei rendimenti, la credibilità della Fed e il suo quantitative easing.
In definitiva dott. Evangelista le chiedo se ritiene che le questioni e i dubbi che ho esposto possono essere fondate e tali da costituire un ostacolo nella corsa dei rendimenti.

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