Buongiorno dott. Evangelista, so che sto proponendo un argomento (e una domanda) certamente non facile però, nei limiti del possibile, vorrei farmi un'idea, magari anche solo approssimativa, della portata e delle reali implicazioni delle manovre di espansione monetaria messe in campo dalle principali banche centrali mondiali, a cui si è ora aggiunta la BCE. Ritengo utile cercare di fare chiarezza perché se da un lato è un dato di fatto che i vari QE sono diventati i protagonisti assoluti, e direi anche i veri driver, dei mercati finanziari, con grande eco sulle pagine dei media, dall'altro, come Lei avrà senz'altro notato ben prima di me, non mancano le voci, anche autorevoli, che criticano aspramente queste politiche monetarie, definendole non solo inutili ma addirittura dannose nel lungo termine. Tanto per fare un esempio banale, chi mette in dubbio la bontà del QE, sostiene che cercare di risolvere un problema di debito facendo ancora più debito, è come curare l'ubriaco con dosi sempre più massicce di superalcolici. Viene poi posto l'accento sul fatto che il tipo di cura non viene mai messo in discussione. Se questa non funziona vuol dire semplicemente che bisogna soltanto aumentare il dosaggio. La questione quindi si riduce solo a questo aspetto.

In effetti Draghi ha fatto ben intendere che se gli obiettivi non saranno raggiunti il QE potrà proseguire oltre la data prefissata. Immediata, come era ovvio, la replica: se Stati Uniti e Giappone non stanno ottenendo i risultati sperati (dai rispettivi QE), come può mai pensare di riuscirci la BCE, che tra l'altro deve anche fronteggiare le profonde divisioni politiche e sociali presenti tra i vari stati dell'unione europea e in seno ai medesimi. Basti pensare, solo per fare qualche esempio, alla spinosa questione greca o alla costante crescita dei movimenti no-euro.

Un'altra tesi che ricordo è quella di chi accusa le banche centrali di creare con le loro politiche, la più classica delle trappole di liquidità da cui potremo uscire soltanto attraverso una devastante guerra. Una prospettiva davvero tranquillizzante.....

Tralascio poi l'estenuante discussione su chi siano gli effettivi beneficiati dal fiume di liquidità che esce dalle stamperie delle banche centrali. Non sono ovviamente in grado di dare un giudizio però, personalmente, ho qualche difficoltà ad accettare l'idea che stampare denaro sia la soluzione giusta per affrontare tutte quelle problematiche che sono riassunte comunemente dalla parola crisi. Direi che, istintivamente, ciò che non mi convince sono le evidenti distorsioni che le banche centrali stanno creando sui mercati finanziari. Mi domando cioè quanto costerebbe veramente il debito italiano (ma anche quello spagnolo, portoghese etc.) se non ci fosse la "garanzia" di Draghi. È a dir poco paradossale che un Paese come l'Italia che pur presentando parametri quali debito pubblico, disoccupazione, pressione fiscale etc., tutti ai massimi storici, riesce a piazzare titoli di stato con i rendimenti più bassi da quando esiste la Repubblica. Secondo me anche il sentiment degli investitori finisce per essere distorto. Venerdì scorso ero nella filiale della banca dove sono cliente e l'addetto ai titoli mi diceva che, con rendimenti a questi livelli, non esistono alternative all'investimento azionario e ogni correzione, anche modesta è sempre un'occasione per comprare. Aggiungeva poi che con l'intervento delle banche centrali, che si fanno carico di ogni eventuale ostacolo, i mercati possono solo salire e i manuali di analisi tecnica sono ormai carta... straccia (lui ha usato un altro termine...), può capire quant'è irritante quest'ultima cosa, per me che la seguo da tanti anni. Insomma l'intervento delle banche centrali puzza tanto di imbroglio e l'esperienza suggerisce che quando al tavolo da gioco si siede il baro, spesso e volentieri la serata finisce in rissa. A quanto sopra elencato devo infine aggiungere una frase che ho trovato in rete, e qui vengo al punto di domanda scusandomi se mi sono dilungato oltre il consentito. La frase attribuita a Von Mises è la seguente: "Non c'è modo di evitare il collasso finale di un boom indotto da un'espansione creditizia. La scelta è solo se la crisi debba avvenire prima come risultato dell'abbandono volontario di un'ulteriore espansione del debito o più tardi con la totale catastrofe del sistema monetario coinvolto". Ciò che le chiedo in definitiva è se questa affermazione di Von Mises rispecchia in qualche modo quanto sta avvenendo nel panorama economico e finanziario con l'attuazione dei vari QE, e soprattutto se la medesima può essere considerata attuale e non priva di fondamento, la qual cosa avvalorerebbe i tanti dubbi e le tesi di chi spara a zero sul QE.

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