Ho letto con interesse la sua risposta al quesito dell'abbonato riferito al paper del CEP (che tanto dibattito sta suscitando).
Premetto che non ho gli strumenti, sia logici che numerici, per giudicare la "validità teorica" "verifica econometrica" del modello che sta alla base dello studio.
Le conclusioni a cui giunge il paper sono, effettivamente, molto nette ed ancor più sorprendenti perché prodotte da un istituto tedesco: ho visto ben pochi altri economisti tedeschi dichiarare che l'Euro ha avvantaggiato loro e svantaggiato i loro competitors europei. Forse solo Peter Bofiger ha espresso, con coraggio, queste tesi (vedasi ad esempio https://voxeu.org/article/german-wage-moderation-and-ez-crisis).
Lei ha più volte analizzato, sia nei report giornalieri e nelle risposte ai quesiti dei clienti, sia (soprattutto) negli outlook semestrali, la situazione macro-economica dell'Euro Area e dei singoli paesi che la compongono.
Molte delle sue analisi mi trovano assolutamente allineato: è, di fatto, la sua peculiare caratteristica saper coniugare l'analisi tecnica dei mercati finanziari con un profondo e ben articolato substrato di analisi macro economica. È guardando da queste due prospettive che si spiega, alla fine, l'andamento dei prezzi di tutti i mercati.
Sul "problema Euro" (mi permette di definirlo così) trovo, però , che la sua proverbiale oggettività venga un po' offuscata e tenda a travalicare nella "partigianeria".
Ci sono elementi maturati da come è stata creata ed è proseguita fino ad oggi l'Area Euro che sono, oggettivamente, difficili da definire "ininfluenti" sui destini dei singoli paesi che la compongono.
Intanto tutti gli economisti, sia pro che contro, concordano su un dato di fondo: l'Euro Area non era, quando è nata, definibile una Optimal Currency Area, teoricamente parlando.
Purtroppo, andando avanti, non lo è diventata, anzi gli elementi che l'allontano dall'ottimalità stanno crescendo di intensità e, mi sembra, stanno moltiplicandosi.
Molti economisti, di tutte le correnti, mainstreem vs eterodossi, avevano a suo tempo ammonito sulla "irrazionalità" del progetto, sia per la grande diversità delle economie sottostanti, sia pe rcome il processo veniva partorito: si parte dal tetto (la moneta unica), anziché dalle fondamenta (lo Stato Federale capace di redistribuire per attenuare le divergenze). Cito una dichiarazione di Rudi Dornbush (sul cui testo di Macro molti over 50 come me hanno appreso l'economia politica) del 1996: "Once Italy is in, with an appreciated currency, the country will soon be back on the ropes, just as in 1992, when the currency came under attack" (qui il link https://it.wikiquote.org/wiki/Rudi_Dornbusch#cite_note-6)
Purtroppo il prosiego della storia è andato come questi economisti ammonivano. In una Area Geografica come era la CEE già "liberallizata" e quindi predisposta a far crescere gli scambi e con essi produzione e redditi, si è tolto uno degli strumenti più importanti che ha il Mercato per aumentare l'efficienza complessiva: il Cambio. E senza introdurre un benché minimo elemento compensativo. Solo regole sui defict/debiti pubblici, con numeri tirati un po' a caso. Ben poco per reggere alle intemperie. Ed infatti alla prima vera crisi il "condominio" ha subito smarrito la concordia ed oggi siamo, di fatto "l'un contro l'altro armati"...
L'Italia ci ha messo del suo: su questo ha perfettamente ragione. Ma le divergenze aumentano e non solo fra noi e gli altri, ma fra molti degli altri. Un semplice esempio: la Francia di fine 2018, per il debito estero accumulato, per il crescente deficit di partite correnti, per la deindustrializzazione,per il peso del settore pubblico e del deficit a sostegno del PIL, assomiglia molto pù all'Italia del 2011 che della Germania odierna. (Fra parentesi: quando se ne accorgeranno i mercati? Chissà che qualcuno non stia accumulando posizioni corte sugli OAT. Fra qualche anno qualcuno potrebbe girarci il seguito del bel film The Big Short…..).

L'area valutaria a cui apparteniamo, avendo imposto a tutti, prima (Germania) o poi (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia) svalutazioni interne per recuperare competitività ed azzerare i deficit con l'estero, sta, di fatto, costringendo un intero continente a tassi di crescita sicuramente inferiori al potenziale.
Per concludere, mi sembra che la realtà in cui siamo immersi sia decisamente instabile. La BCE nel 2012 ci ha messo una bella pezza, ma, mi sembra, ha solo spinto più lontano il barattolo. What next?

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