Mi permetto chiedere una Sua ulteriore valutazione sull'argomento sollevato in questa mail dall'utente e che, proprio negli ultimi giorni, sta catalizzando l'attenzione via via crescente di economisti e giornalisti.
A me appare chiaro che non è una questione di poco conto.
Anzi. È certamente la madre di tutte le questioni. Non so quanto abbia senso continuare a monitorare l'andamento del nostro mercato azionario se tutti abbiamo contezza che l'Italia è un paese tecnicamente fallito ma mantenuto in vita artificialmente (almeno per ora)...
Anche la Sua analisi, dott. Evangelista, è spietata ma realistica. Impossibilità di invertire la rotta dell'economia nel lungo periodo; necessità di ristrutturare una parte del nostro debito pubblico con conseguenti insostenibili perdite in conto capitale per risparmiatori e banche (già così mi sembrano tutte molto fragili).
Sic stantibus una rottura dell'euro non appare nemmeno il peggio che possa capitare (mi preoccupa di più la tenuta dell'ordine pubblico).
Tuttavia, dopo aver tratteggiato questo scenario prossimo futuro, Lei riprende a snocciolare quotidianamente dati e consigli (peraltro sempre precisi) sull'approccio ai mercati borsistici.
È come se stessimo ballando allegramente a bordo del Titanic prima dell'impatto con l'iceberg...
In verità mi sarei atteso da Lei consigli e dosi per la fuga graduale sia dagli investimenti che dall'Italia... Perché si ha voglia a dire che l'America è in ripresa, che la Germania è la locomotiva dell'Europa, che l'Australia, il Canada e la Corea del Sud giocano forse una partita diversa; il buco nero che causerebbe l'insolvenza del Paese Italia attrarrebbe a sè tutte le economie conosciute...
Mi dica per favore che mi sbaglio e che esiste una lettura alternativa di questi fatti.

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