Scontato il taglio dei tassi di stasera, la Fed manterrà comunque di fatto una politica monetaria distensiva. Laddove non dovesse bastare, il governatore Powell sarà messo "sotto tutela" dalla Casa Bianca. Lateralità attesa fino alla fine della sett... Continua...
Indici di diversa natura e latitudine salgono a nuovi massimi storici. S&P500 in guadagno di 200 punti da quando Jamie Dimon ha avvistato uno scarafaggio. Gli spauracchi autunnali sono stati ampiamente riportati. I fattori invece favorevoli, perlopi... Continua...
Dicembre sulla scia del confortante recupero di fine novembre. Wall Street e buona parte dei listini azionari mondiali a ridosso dei massimi assoluti, mentre più del 90% delle banche centrali al mondo è in modalità dovish. Continua...
Le probabilità di taglio del Fed Funds rate a dicembre scivolano sotto il 50%, ed il mercato azionario non la prende bene, con lo S&P500 che dista ora quasi il 3% dai massimi assoluti. Non ci sarà sullo S&P500 un settimo mese positivo di fila?
La borsa americana onora il ritiro (definitivo?) dalle scene ufficiali di Michael Burry, paladino dei ribassisti e immortalato nella pellicola The Big Short sulla crisi immobiliare e finanziaria del 2008; con il calo più consistente dallo scorso 10 ottobre, e con lo S&P500 che ora si colloca un centinaio di punti sotto la chiusura di ottobre. Giunti quasi al giro di boa di novembre, la sequenza di sei mesi positivi di fila è minacciata di soluzione di continuità.
Fra le pieghe del listino, i settori finora più performanti cedono in misura maggiore. I semiconduttori, che la settimana scorsa come tempestivamente segnalato hanno formalizzato un Sell Sequential setup su base settimanale; subiscono fra i settori principali i maggiori realizzi, ma sono le momentum stock a pagare il prezzo maggiore, come esaminiamo nel rapporto di oggi.
Probabilmente questo contribuisce a spiegare il cupo pessimismo che ha avvolto la maggior parte degli investitori. Giovedì sera, ancor prima del sell-off di ieri, i ribassisti nell’ambito del sondaggio settimanale di American Association of Individual Investors sfioravano il 50% del totale, a fronte di meno del 32% di rialzisti. Il Fear&Greed di CNN ieri sera è sprofondato di nuovo in zona "Extreme Fear", mentre esplodono gli scambi sugli ETF che replicano gli indici principali con fattore -2. Tutto questo, dopo un declino dai massimi ancora contenuto a meno del 3%. Non vogliamo immaginare quali manifestazioni di isteria collettiva potrà cagionare un giorno un vero e proprio bear market.
Ci si mette il laborioso riavvio della macchina burocratica americana, con molti dati che andranno dispersi per sempre, e con il flusso abituale che sarà ripristinato chissà quando. Questo procedere alla cieca spingerebbe alcuni banchieri centrali alla cautela in occasione del prossimo FOMC. Che è lo stesso che a fine ottobre ha invece tagliato per i medesimi motivi.
Ad ogni modo è palese la correlazione venutasi a creare: con lo S&P500 ipersensibile alle prospettive mutevoli di riduzione ulteriore del costo del denaro in occasione della prossima riunione del braccio operativo della Fed. Al di là di ragionevoli prese di beneficio, lo sconfinamento sotto il 50% di questa probabilità, con molti banchieri centrali che nelle ultime ore hanno manifestato un certo disagio di fronte alla prospettiva di replicare il taglio di fine ottobre; spiega ampiamente i realizzi di ieri sera sui listini americani.