Il modello di asset allocation è andato in netto sottopeso di Equity due settimane fa. Pesano i segnali negativi conseguiti, ma le alternative più praticabili all'Equity - bond e oro - non offrono migliori garanzie di solidità. Giovedì si conferma seduta funesta.

La persistenza delle quotazioni del petrolio nei pressi della tripla cifra, in uno con l’assenza di progressi significativi nell’ambito della crisi del Golfo Persico, minacciano il disancoraggio delle aspettative inflazionistiche: con il tasso breakeven a 2 anni che punta risolutamente verso il 3.0%, togliendo alla Fed ogni valida argomentazione a favore di un ulteriore easing.
Da inizio decennio, questa è la quarta onda inflazionistica: dopo il CoViD, e la dislocazione nella supply chain internazionale (2020), dopo l’invasione dell’Ucraina (2022) con prima severa impennata dei prezzi del greggio; ed infine dopo l’imposizione dei “dazi reciproci” (2025) americani. Evidente come quest’ultima minaccia incida soprattutto sul reddito fisso.

I Treasury americani di durata compresa fra 7 e 10 anni sono passati in poco tempo dai massimi degli ultimi dodici mesi ai minimi degli ultimi otto mesi. Dalla fine di febbraio, un ETF come l’IEF ha ceduto il 3.5%: rivaleggiando in negativo con il mercato azionario. Una gestione bilanciata 60/40 questo mese cede il 5.5%, e l’inserimento in portafoglio di un altro strumento in passato difensivo, come l’oro, avrebbe soltanto peggiorato le cose.
Ieri lo S&P500 si è prodotto nella seconda peggiore prestazione giornaliera del 2026, conseguendo un saldo negativo di giovedì adesso per la nona settimana consecutiva: eguagliando il record storico risalente  al 1998, con la quarta seduta della settimana che si conferma per performance media di gran lunga la peggiore da inizio anno, da inizio 2025 e negli ultimi dieci anni.
Wall Street torna dunque a poggiare sul “supporto JP Morgan”: il livello dove la banca di Jamie Dimon ha costruito la put collar in opzioni, scadente alla fine di marzo. Soprattutto, per quanto ci compete, siamo poco sopra il transito del long stop mensile.

Fin qui si è trattato di una correzione fisiologica, benché insistente e senza incontro di seria opposizione da parte dei compratori. Il problema in effetti è che il ribasso si è presentato ordinato, quasi confortante, senza strappi che inducessero comportamenti isterici. E questo non va bene, tenuto conto che due settimane fa si è attivato un December Low Indicator, al momento ancora indiscusso.
Il modello di asset allocation è andato in sottopeso due settimane fa, ma la mancanza di reazioni nelle prossime 24 ore indurrebbe verosimilmente un ulteriore taglio dell’esposizione in Equity, e questo ancor prima di conseguire i dati definitivi del mese di marzo.