Dopo dodici anni di politiche monetarie ultra-accomodanti, e di altrettanti anni di rialzi delle quotazioni azionarie, è pacifico che un mutamento del paradigma di mercato interverrà soltanto quando la Federal Reserve muterà il proprio orientamento sul costo del denaro.

Confidavamo in uno stallo a Wall Street a partire da maggio, ma il mercato al solito strafa’: sono ben sei le sedute consecutive, che hanno visto l’indice S&P500 chiudere con un saldo in valore assoluto non superiore allo 0.25%. Si tratta di un comportamento storicamente inusuale: negli ultimi 40 anni si contano appena sei precedenti analoghi, escludendo gli episodi che si ripetono a distanza ravvicinata. Il Rapporto Giornaliero di oggi approfondisce il seguito che è lecito attendersi da questa straordinaria compressione della volatilità intergiornaliera: è la migliore risposta a chi confidi in una imminente inversione di tendenza.
Lo S&P500 nella versione equiponderata nel frattempo risulta aver “battuto” lo S&P500 in ben otto degli ultimi nove mesi. Prova di una partecipazione ben più ampia di quella, ristretta, stigmatizzata fino agli inizi di settembre, e di una conseguente minore concentrazione del rischio. Spiccano quelli che fino a non molto tempo fa erano gli outsider del listino: finanziari ed energetici.
Oltre alle cosiddette meme stock. Ieri AMC ha raddoppiato di prezzo, facendo registrare volumi pari a tre volte la seconda azione più scambiata (Tesla). Si tratta di una tendenza che abbiamo anticipato tempestivamente alcuni giorni fa, e che segnala la determinazione del pubblico retail. L’indice che raggruppa le società USA più massicciamente shortate, risulta aver chiuso la “bandiera” rialzista in essere da gennaio, e proposta lunedì.
In attesa che si confermi o meno la natura temporanea dell’inflazione dei beni di consumo, gli investitori constatano l’iperinflazione delle azioni più vessate dalla speculazione ribassista.
Dopo dodici anni di politiche monetarie ultra-accomodanti, e di altrettanti anni di rialzi delle quotazioni azionarie, è pacifico che un mutamento del paradigma di mercato interverrà soltanto quando la Federal Reserve muterà il proprio orientamento sul costo del denaro. Ieri il governatore Bullard ha lasciato trapelare una certa perplessità circa la condizione del mercato del lavoro: malgrado manchino ancora all’appello otto milioni di posti di lavoro, argomenta l’esponente della Fed, alcune misure riportano un surriscaldamento non percepibile dalle misure ufficiali. Al solito, il rischio è che ci si accorga di aver indulto in eccesso quando sarà troppo tardi.