Scontato il taglio dei tassi di stasera, la Fed manterrà comunque di fatto una politica monetaria distensiva. Laddove non dovesse bastare, il governatore Powell sarà messo "sotto tutela" dalla Casa Bianca. Lateralità attesa fino alla fine della sett... Continua...
Indici di diversa natura e latitudine salgono a nuovi massimi storici. S&P500 in guadagno di 200 punti da quando Jamie Dimon ha avvistato uno scarafaggio. Gli spauracchi autunnali sono stati ampiamente riportati. I fattori invece favorevoli, perlopi... Continua...
Dicembre sulla scia del confortante recupero di fine novembre. Wall Street e buona parte dei listini azionari mondiali a ridosso dei massimi assoluti, mentre più del 90% delle banche centrali al mondo è in modalità dovish. Continua...
La perdita della media mobile a 50 giorni da parte dell’indice S&P500, dopo uno stazionamento benigno durato più di sei mesi, genera un prevedibile seguito verso il basso. Storicamente l’evento è stato registrato in altre 25 occasioni.
La perdita della media mobile a 50 giorni da parte dell’indice S&P500, dopo uno stazionamento benigno durato più di sei mesi, genera un prevedibile seguito verso il basso. Storicamente l’evento è stato registrato in un numero di occasioni abbastanza consistente da indagare sugli effetti di medio periodo, come già discusso nel Rapporto Giornaliero di ieri.
Altre sono le minacce che affronta in questo momento la borsa americana: una sequenza significativa di Hindenburg Omen, le tensioni rappresentate dall’andamento vistosamente dissonante delle società di Private Equity, “canarino nella miniera” in questa fase storica di mercato; ed infine le fibrillazioni del mercato della liquidità interbancaria, esasperate da una Fed non più così friendly nei confronti degli investitori.
Falchi e colombe si affrontano e si bilanciano. Ieri il presidente della Fed di Kansas City si è espresso per il mantenimento dello status quo, rilevando il livello ancora inaccettabile del ritmo di crescita dei prezzi al consumo, una crescita economica tuttora decente ed un mercato del lavoro in equilibrio, con il rallentamento dovuto a fattori strutturali, e non motivato da frenata congiunturale che possa essere compensata da minore costo del denaro.
Le probabilità di riduzione ulteriore del Fed Funds rate giacciono a poco più del 40%, stando al mercato a termine: non trascurabili, ma a tre settimane dalla prossima riunione del FOMC sarebbe legittimo aspettarsi ben più.
Tutto questo cagiona un certo disagio, con il Dow Jones Industrial che cede il 4.5%, una settimana dopo aver raggiunto un nuovo massimo storico. Un massimo che peraltro si collocava a ridosso di un cluster di significativa rilevanza tecnica.
Qui converge tutta una serie di proiezioni, fra cui il livello dove le due gambe che hanno composto fino ad ora il bull market iniziato a marzo 2020, si eguagliano in estensione; e dove il bull market partito ad ottobre 2022 è pari a 0.618 volte l’intero rialzo dal minimo del 2009 al top di inizio 2022.
L’attenzione però è giustamente rivolta verso la vicina Times Square, con il Nasdaq che cede più del 5% dai massimi assoluti. A titolo di cronaca, è la 26esima volta che si registra un simile arretramento. Ne parliamo nel rapporto di oggi.