Wall Street è scesa per la nona volta in dieci settimane. Il ribasso pronosticato dal Delta System si è puntualmente materializzato. Sconfortante l’ampiezza di mercato: nessuna delle società del FTSE MIB ha terminato la seduta di venerdì sopra la media a 21 giorni.

Il rilascio precoce dell’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, manda in tilt gli investitori ed in generale gli operatori economici che da tanto, troppo tempo confidano in un’inflazione culminante. Al di là delle più ampie e note misure ufficiali, indispone la persistente crescita degli indici trimmed mean e sticky che avrebbe dovrebbero testimoniare la temporaneità dell’inflazione.

Si rafforza così il partito che attende un rincaro da 50 punti base a settembre, dopo analoghe misure fra pochi giorni ed alla fine di luglio. Una benzina che triplica in poco più di due anni è una spina nel fianco di un’amministrazione che tenta di evitare la disfatta storica alle prossime elezioni di novembre.

Anche perché si può sfuggire quanto si vuole alla retorica della stagflazione, ma in meno di un mese le stime della Fed di Atlanta si sono accartocciate da un deludente +2.0% di crescita reale del PIL nel secondo trimestre, ad un raccapricciante +0.9%: troppo vicino allo zero, peraltro penetrato nel primo quarto. Ciononostante, la Fed va per la sua strada, e non è insensato ipotizzare tassi ufficiali al 4%: che nuocerebbero ai multipli, per via dei tassi reali, e agli earnings, viste le accresciute minacce di recessione.

Le borse hanno reagito di conseguenza. Wall Street è scesa per la nona volta in dieci settimane (soltanto tre precedenti nel Dopoguerra), e per più dell’un percento nelle ultime tre sedute. Conseguito il minimo ciclico atteso per venerdì dal Delta System, la borsa americana nei prossimi giorni potrebbe rifiatare, ma le prescrizioni del nostro modello di allocazione di portafoglio, che da novembre ha ridotto l'esposizione in azioni fin quasi ad azzerarla, non lasciano spazio a molti entusiasmi.

Esemplare anche il comportamento di Piazza Affari, con il FTSE MIB – reduce dal “setup dei massimi” segnalato a febbraio – che ha sollecita in modo spettacolare le resistenze prima di cedere di schianto. Le vendite sono state estese e ficcanti, a giudicare dal livello stellare toccato venerdì dal TRIN. Sconfortante l’ampiezza di mercato: nessuna delle società del paniere del FTSE MIB ha terminato la seduta di venerdì sopra la media a 21 giorni. I precedenti non fanno ben sperare, come esaminato nel Rapporto Giornaliero di oggi.