Il rendimento del Treasury in calo segnala come la prospettiva di una marcia trionfale di Biden fino alla Casa Bianca sia tutt'altro che scontata. Nel frattempo l'indice FTSE MIB risulta ancora una volta respinto dalla resistenza a 20.000 punti.

Che l’elezione di Joe Biden sia tutt’altro che scontata, emerge da alcuni particolari apparentemente secondari. Il rendimento dei titoli di Stato nelle ultime settimane è cresciuto nella convinzione che una volta tornati al potere, i democratici avrebbero approvato un massiccio programma di spesa pubblica in deficit. Il ripiegamento degli ultimi giorni ha come noto connotazioni tecniche; ma avviene fatalmente nel momento in cui questa convinzione non appare così ferrea.
A quanto pare i voti pervenuti per posta, a tre settimane dalle elezioni, già superano le schede pervenute nel 2016. Pare che il 60% degli elettori democratici sia orientato ad esprimere così la sua preferenza, così come analoga proporzione fra i repubblicani si dichiara intenzionata a raggiungere i seggi. Si va profilando uno scenario che i media americani definiscono “miraggio rosso”: con Trump che uscirebbe vincitore martedì sera, salvo essere riagguantato giorni dopo, con lo spoglio delle schede pervenute per posta.
Uno scenario che genererebbe prevedibilmente incertezza e volatilità (non a caso il MOVE, l’equivalente del VIX per i Treasury) ha conosciuto nelle ultime settimane una vistosa impennata: ora che le opzioni contemplate giungono a scadenza non prima del 3 novembre. Altro indizio: PredictIt ha iniziato a quotare un contratto che quota Trump in testa il giorno dopo le elezioni (ma non presidente confermato degli Stati Uniti). Gli scambi sono sottili, ma nelle ultime ore abbiamo visto quotazioni a 46 centesimi per dollaro. Come dire, che tale eventualità è ancora poco dibattuta dalle masse, ma risulta nondimeno piuttosto concreta.
Tutti elementi che confermano la possibilità di consolidamento, per Wall Street, da qui alla fine del mese.
Anche Piazza Affari vive questa incertezza. Come segnala il rapporto di oggi, il momentum manifesta ora una convinta inclinazione verso il basso, confermando il venir meno almeno temporaneo della spinta propulsiva delle ultime settimane.
Peccato, perché avevamo apprezzato non poco il superamento dell’orbita della media mobile a 50 giorni, rilevante soprattutto perché neutralizzava il precedente break verso il basso. Il rally si è però perso per strada, e adesso sarebbe opportuno che questo probabile consolidamento non conduca al ritorno al di sotto dello spartiacque tecnico dinamico. L’ideale sarebbe avere ragione della media mobile a 200 giorni in area 20000 punti; ma, in questo momento, è chiedere troppo.