Le piazze azionarie europee hanno incominciato il 2025 con il giusto cipiglio, prima di essere zavorrate dalla questione energetica. Ma come mostra il rapporto di oggi, il recente severo aggiustamento può ancora essere letto come riallineamento. Continua...
Le borse europee, più vulnerabili all’incendio delle quotazioni petrolifere, pagano uno scotto maggiore, con le brillanti performance da inizio anno che si ridimensionano visibilmente. FTSE MIB, DAX40 ed Eurostoxx50, fanno registrare una formale cap... Continua...
Per otto sedute di fila lo S&P500 ha chiuso nella metà superiore del range giornaliero di oscillazione. Il che, se da un lato risulta di conforto, dati i noti fattori “di disturbo” esogeni; dall’altro evidenzia l’assenza di una definitiva capitolazi... Continua...
È difficile resistere al pensiero dominante. Meno di due mesi fa, tutti gli strategist di Wall Street sfornavano outlook entusiasti sul 2026, con una previsione mediana di 7.578 punti di S&P500 per fine anno, con nessun analista negativo per il 2026.
Reduce dalla terza seduta negativa consecutiva, lo S&P500 vede tingersi di rosso la performance da inizio anno, con Wall Street che risulta ora una delle quatto borse al mondo, fra le prime trenta per capitalizzazione di mercato, a vantare un saldo negativo rispetto al 2025.
Questa volta si salva ben poco. Ben 9 settori su 11 terminano la seduta di ieri in territorio negativo. Si salvano soltanto le Utility e le ormai ricorrenti Consumer Staples. Al contrario, epicentro del consolidamento sempre i soliti temi liquidati senza riguardo dagli investitori: le società di Software, le criptovalute e il settore dell’intelligenza artificiale.
Anche oro e preziosi sono pesantemente realizzati, con molti investitori che temono una propagazione del selloff ai listini azionari. Bizzarro: il metallo giallo era additato come elemento destabilizzante per l’Equity quando nelle settimane passate saliva, è allo stesso modo indicato come minaccioso, ora che scende...
Questione di percezioni. D’altro canto, lo S&P500 cede meno del 3% dai massimi; il Nasdaq, più volatile, si ridimensiona del doppio. Ma del resto, l’indice equiponderato subisce una limatura inferiore al punto percentuale, e non più tardi dell’altroieri era su nuovi massimi storici.
È difficile resistere al pensiero dominante. Meno di due mesi fa, tutti gli strategist di Wall Street sfornavano outlook entusiasti sul 2026, con una previsione mediana di 7.578 punti di S&P500 per fine anno (2026 Yearly Outlook, pagina 211), con nessun analista negativo per il 2026, e con due "guru" che si spingevano nel proiettare l’indice oltre gli 8.000 punti. Questo consolidamento giunge provvidenziale per rimuovere almeno parte degli eccessivi slanci di ottimismo registrati.
Questa volta Piazza Affari delude, tradita dalle azioni più rappresentative. Il FTSE MIB vanta tuttora un saldo positivo da inizio anno, benché risulti ora visibilmente attardato dal gruppo di testa, che include Corea del Sud (già +22.5% rispetto al 2025), Brasile (+13.0%), Dubai, Israele e Taiwan.
Consolida e conforta però rilevare come l’indice FTSE MIB tuttora confermi il break verso l’alto maturato di recente nei confronti di Wall Street: dopo la sollecitazione insistente di una resistenza che originava da dieci anni fa.