L'Energy stacca il Tech per performance dal minimo di marzo 2020. Il corrente mix macroeconomico penalizza soprattutto il reddito fisso, mentre il mercato azionario per ora regge egregiamente, con gli investitori che coccolano le plusvalenze accumulate.

Le capitolazioni formalizzate da diversi indici azionari alla fine della scorsa settimana, hanno indotto una battuta d’arresto nell’aggiustamento in corso dall’inizio del mese. Delle prime trenta borse al mondo per capitalizzazione, le uniche che vantino una performance positiva rispetto al famigerato 27 febbraio sono le piazze di Tel Aviv e Riyad. Wall Street si è difesa bene, con un saldo del -4.7%, mentre più di un terzo dei listini mondiali cede a doppia cifra, con Dubai che conquista agevolmente il cucchiaio di legno (-15.9%).
Il consolidamento nel complesso non ha intaccato i sostegni strategici. Lo S&P500 si mantiene tuttora a debita distanza dal long stop mensile, ma la situazione è in continuo divenire, con una fitta coltre di nebbia che copre i presunti negoziati fra le parti che si affrontano nel Golfo Persico. Senza questo poderoso fattore di disturbo, Wall Street in questo momento starebbe lavorando al minimo ciclico che tipicamente ha contraddistinto l’amministrazione Trump (https://links.ageitalia.net/AGEit313).

Il rilascio dei PMI flash di marzo rivela una connotazione più inflazionistica che stagflazionistica del disturbo esogeno in atto. Flette la componente dei servizi, mentre migliora quella manifatturiera, ma sono i prezzi pagati a destare qualche legittima preoccupazione, tenuto conto che l’inflazione già rialzava la testa alla fine di febbraio. Di questo mix macroeconomico fa le spese soprattutto il mercato obbligazionario, con il rendimento medio ponderato a 10 anni del G7 ex USA salito di recente sopra il 3.5% nominale, e con 2.500 miliardi di dollari di valore "bruciati" in tre settimane.
Non che il mercato azionario non abbia subito il contraccolpo della crisi in Medio Oriente, ma lo S&P500 può vantare una performance dal minimo di sei anni fa di quasi il 200%, pari al +19.7% medio annualizzato da allora, con diversi settori che hanno fatto sensibilmente meglio.

Si penserebbe al tecnologico come il settore più performante in questi sei anni di bull market ciclico ed invece, con un guadagno del 382%, l’Energy batte il +319% del Tech. Distaccati industriali e comunicazioni, con un rialzo dal bottom di poco più del 200%. In ritardo di prestazione Consumer Staples (+77%), Health Care (+84%) e Utility (+91%), ma nel complesso tutti i settori hanno consegnato ampie plusvalenze agli investitori, con 13 società dello S&P500 che hanno guadagnato più del mille percento.
In questo contesto, comprensibilmente, un consolidamento del 5% dai recenti massimi è appena percepibile. Questo non implica certo che non si possa fare peggio, ma di tanto in tanto è opportuno allargare la visuale per non perdere la visione d’insieme.