Nella prima settimana di luglio il deflusso complessivo da fondi ed ETF azionari ha superato i 28 miliardi dollari: sono disimpegni che di solito si registrano in un mercato fortemente ribassista; non a ridosso dei massimi storici.

Wall Street consegue un altro simbolico primato: il Dow Jones migliora il massimo storico, salendo sopra i 27000 punti, mentre lo S&P500 si affaccia sopra i 3000 punti, chiudendovi marginalmente sotto. Sembra che lo faccia apposta: negando un traguardo il cui superamento magari rischierebbe di modificare il sentiment soltanto tiepido degli investitori. Come visto ieri, nella prima settimana di luglio il deflusso complessivo da fondi ed ETF azionari ha superato i 28 miliardi dollari: sono disimpegni che di solito si registrano in un mercato fortemente ribassista; non a ridosso dei massimi storici.
Naturalmente chi è rimasto fuori non disdegnerebbe la possibilità di comprare qualcosa, giusto per non correre il rischio di vedere nel secondo semestre una replica della radiosa prima frazione dell’anno; se soltanto il mercato ne concedesse l’opportunità. Il tanto vituperato “Sell in May” ha consegnato finora una performance positiva: +1.83%, a ieri. Tutto sommato neanche tanto esaltante, se si considera che negli ultimi sei anni Wall Street è sempre salita nel semestre maggio-luglio; in cinque casi in misura persino superiore a quella fino ad ora conseguita.
Resta da stabilire se gli auspici degli autoesclusi troveranno realizzazione. Nell’aggiornamento di metà anno del 2019 Yearly Outlook, che sarà pubblicato lunedì, forniremo una mappatura del mercato azionario per i prossimi sei mesi. Nel frattempo forniamo un piccolo assaggio, un antipasto. Si tratta del modello previsionale basato sull’eccezionale saldo conseguito dal segmento dei corporate bond nel primo quadrimestre 2019. Un altro mercato effervescente. La domanda che gli investitori si pongono è: in che misura il poderoso strappo di inizio anno, è destinato ad essere seguito – o meno – da replica nei mesi successivi?