Gli ultimi arrivati continuano a guardare il bicchiere mezzo pieno, incoraggiati da considerazioni benigne che tipicamente abbondano a fine ciclo.

La cautela adottata per buona parte dell'anno sta producendo i suoi frutti. Al di là di quando doverosamente scrivono i giornali, non ci sono driver del ribasso particolarmente degni di nota: le frizioni commerciali fra Cina e Stati Uniti, gli aumenti dei tassi di interesse, il disimpegno della BCE, in uno con il boom dei profitti aziendali e la crescita economica impetuosa, sono tutte storie note dall'inizio di questo anomalo 2018. Semplicemente, tutti vendono perché vendono tutti.
Certo, il progressivo drenaggio della liquidità ha fatto vittime soprattutto fra le società che più d'altre avevano beneficiato del panico delle banche centrali: le medie e piccole aziende, le società del lusso e quelle tecnologiche di ultima generazione. Il FANG da solo ha perso adesso più di un trilione di dollari di capitalizzazione, zavorrando le borse USA, costrette ora anch'esse al saldo annuale negativo. La vitalità di questo comparto ha ben mascherato un bear market strisciante, se si considera che quasi la metà delle società dello S&P500 è formalmente in bear market, avendo perso più del 20% dai rispettivi massimi.

Ciò malgrado, gli ultimi arrivati continuano a guardare il bicchiere mezzo pieno, incoraggiati da considerazioni benigne che tipicamente abbondano a fine ciclo. Il capo Quant di JP Morgan Kolanovic continua a mietere consensi fra i Tori, raccomandando il buy on dip: peccato che sia la quarta «grande opportunità» segnalata quest'anno. E peccato che nel frattempo lo strategist capo di Morgan Stanley suggerisca l'opposto, segnalando come questa tecnica quest'anno sia risultata perdente: per la prima volta in 13 anni. Persino nel 2008 comprare dopo una settimana dal saldo negativo ha pagato, grazie al sostegno emerso da parte della Federal Reserve nell'ultimo quarto dell'anno, che favoriva brutali quanto effimere reazioni.
A proposito. Quello corrente è per gli Stati Uniti il sesto peggior quarto trimestre della storia. Diventa interessare esaminare in circostanze simili il comportamento del mercato nelle settimane che ci separano dalla fine dell'anno. Ne parliamo dettagliatamente nel Rapporto Giornaliero di oggi.