Clamoroso il comportamento di ieri sera a Wall Street. Il nuovo vuoto grafico promette di rimanere incolmato a tempo indeterminato. Lo S&P500 nel frattempo è reduce da una poderosa sequenza di sette sedute positive di fila: il peggio è passato.

Le quotazioni del petrolio si mantengono sotto i 100 dollari per barile, e tanto basta al mercato per ritrovare la serenità: nell’attuale contesto, le notizie meno peggiori sono buone notizie. Lo S&P500 inanella così la settima seduta positiva consecutiva, realizzando in questo arco di tempo una performance superiore al 7%: un setup su cui ritorniamo più avanti.
L’attenzione degli investitori sarà catalizzata nelle prossime ore dal rilascio dell’indice dei prezzi al consumo nel mese di marzo: il primo rapporto condizionato dalla crisi in Medio Oriente. Il sondaggio condotto da Bloomberg fra una quarantina di esperti, segnala una previsione mediana di balzo di quasi un punto percentuale a +3.4% per la versione headline; con il CPI core, che (soltanto) in teoria non dovrebbe risultare condizionato dalla fiammata dei costi energetici, atteso parimenti in ripresa da +2.5 a +2.7%.
I carburanti sono aumentati negli Stati Uniti di non meno del 20% nell’ultimo mese. Considerato un peso nel paniere del 2.8%, da sola questa componente genera un impatto dello 0.8% mensile. A ciò si aggiungano le ripercussioni di secondo livello, con l’aumento dei prezzi dei fertilizzanti, delle materie plastiche, dell’elio e di altre materie prime, che incidono già sui prezzi finali.

Il mercato appare abbastanza convinto: i contraccolpi delle tensioni nel Golfo Persico saranno più percepiti dal reddito fisso che dai listini azionari. Il massiccio gap up di mercoledì notte sullo S&P500 non è stato colmato; al contrario, l’indice americano si è migliorato ulteriormente, producendosi in una performance con pochissimi precedenti storici, e avvicinando i massimi assoluti di fine gennaio.
Curiosamente, il setup in questione non è mai stato sperimentato prima del decennio corrente. Un gap superiore al punto percentuale, con la chiusura del giorno successivo che risulti superiore al massimo della seduta dello strappo rialzista; prima d’ora è stato sperimentato altre sei volte: l’ultima a maggio 2025, la prima il 25 marzo 2020, pochi giorni dopo il bottom dell’ultimo bear market. Mai prima del 2020. In tutti i casi le quotazioni si sono migliorate nei mesi successivi. In ogni caso chi confidava nell’antico adagio secondo cui «prima o poi i gap vengono chiusi», sta ancora aspettando...