Alla vigilia del quarto compleanno, il bull market diventa ufficialmente il nono più lungo della storia, con una performance del 119%, senza considerare i dividendi. E nonostante i tassi di interesse ancora in tensione sulle scadenze lunghe. Continua...
Una correzione quasi invisibile ridimensiona i multipli di mercato: con il Price/Earnings passato da 23.2 volte di novembre, ad un rapporto di 18.9x venerdì sera. E fra una settimana gli investitori celebreranno il quarto compleanno del bull market. Continua...
L'irrigidimento delle condizioni finanziarie sta inducendo i mercati a rivedere le aspettative di aumenti ulteriori dei tassi ufficiali nell’Eurozona; con i due rincari già approvati che assumono lo sgradevole sapore di un "Trichet moment". Continua...
L'irrigidimento delle condizioni finanziarie sta inducendo i mercati a rivedere le aspettative di aumenti ulteriori dei tassi ufficiali nell’Eurozona; con i due rincari già approvati che assumono lo sgradevole sapore di un "Trichet moment".
È in quella che una volta si chiamava Europa core l’epicentro delle turbolenze che hanno provocato i realizzi più convinti sui mercati azionari. Le elezioni presidenziali in prospettiva ma, nell’immediato, la difficoltà di approvare un bilancio restrittivo, le drammatiche tensioni sociali e un debito pubblico che sfugge al controllo, hanno mandato ieri al tappeto la Francia, contribuendo a far riscoprire antiche certezze. Così, mentre lo yield tedesco a due anni collassava ieri di ben 14 punti base, l’analoga scadenza transalpina metteva a segno una risalita relativa (spread) di ben 40 punti base. L’OAT Future nel frattempo è sceso ieri ad un nuovo minimo storico.
L'irrigidimento delle condizioni finanziarie complessive, pur mitigato dalla perdita di quota dell’euro, sta inducendo i mercati a rivedere le aspettative di aumenti ulteriori dei tassi ufficiali nell’Eurozona; con i due rincari già approvati che assumono lo sgradevole sapore di un Trichet moment. Anche negli Stati Uniti le dichiarazioni del vicepresidente della Federal Reserve, che si aggiungono a quelle precedentemente rilasciate del governatore della Fed di New York, sostanzialmente escludono ora la prospettiva di un rialzo del policy rate a fine mese.
Ne riceve sollievo il mercato obbligazionario, con il rendimento del T-Note che flette dopo aver raggiunto il 5.35% per la prima volta dal 2002. Ci si aspetta che le azioni delle società più sensibili al costo denaro possano ora conoscere almeno temporaneo beneficio: con small cap, banche e Utility di recente pesantemente bersagliate dalla lettera.
Difatti mentre lo S&P500 permane a ridosso dei massimi storici, l’indice omologo nella versione equiponderata sta per chiudere in negativo per la settima settimana di fila.
Una sequenza prima d’ora sperimentata soltanto altre due volte: a giugno 2002 e a maggio 2022. Certo in una fase avanzata dei rispettivi sell-off, ma ancora alcune settimane prima del minimo definitivo. La situazione, non sfugge, risulta diametralmente opposta a quella del 2000: quando l’azione mediana si migliorava fino a raggiungere il massimo a settembre, con le small cap che avrebbero migliorato i record l’anno successivo, mentre il Tech si sbriciolava miseramente dopo marzo 2000.
Oggi si registra il contrario: con lo S&P Tech equiponderato (ETF: “RSPT”) ieri salito ad un nuovo massimo storico, e con la non vaga impressione fornita di potersi migliorare ancora nelle settimane a venire.