Nonostante tutto, gli esperti faticano a sincronizzarsi con un'economia sistematicamente migliore delle aspettative. Ma le società quotate non sono più adeguatamente premiate per i dati di bilancio riportati. E questo può suggerire una saturazione, anticamera di un picco di mercato.

Il fenomeno è globale: i dati macroeconomici quotidianamente rilasciati, continuano a battere le aspettative, sorprendendo gli analisti nella maggior parte dei casi. Prendiamo il CESI, l’indicatore che standardizza lo scarto fra release macro e previsioni precedenti il rilascio. Nel G10 il misuratore si attesta in territorio positivo ininterrottamente da 45 settimane: mai nulla di simile è accaduto, perlomeno dal 2003 ad oggi.
Ciò ha due ordini di implicazioni: la prima è che gli esperti evidentemente faticano ancora a sincronizzarsi con un ciclo economico che ha sorpreso i più. La seconda è che in simili circostanze difficilmente il mercato azionario fa registrare fasi di debolezza che vadano oltre il fisiologico. Prendiamo l’Eurostoxx: come segnala il rapporto di oggi, un CESI Eur posizionato al di sopra dello zero, storicamente si concilia con performance annualizzate prossime al 10%. Al contrario, soltanto un CESI negativo è compatibile con performance deludenti del listino azionario.
Certo, il diavolo si nasconde nei dettagli. Se si esclude un bear market da qui alla fine dell’anno, allo stesso tempo non si possono garantire ritorni analoghi a quelli conseguiti nei primi quattro mesi di quest’altro esaltante anno. Si avvicinano i target di tempo e di prezzo delineati a gennaio, ed è ragionevole confidare in una parte centrale del 2021 non così generosa di plusvalenze. Se la stagione degli utili conferma a livello micro quanto di sorprendente si sta manifestando a livello macro, è doveroso rilevare come le società che battono le stime di profitto e fatturato, non siano premiate adeguatamente dal mercato. Come se si fosse conseguita una saturazione che contiene gli slanci verso l’alto.