L'intensità delle vendite sperimentate sul finire di ottobre appare uno sbiadito ricordo; al contrario, il nostro SellOff Indicator è passato dalla doppia cifra a valori infimi, quasi prossimi allo zero.

Sospinta dai tecnologici, Wall Street si concede un ulteriore progresso, con lo S&P500 che si porta ai massimi degli ultimi due mesi; e che, soprattutto, apparentemente si lascia alle spalle la pur consistente resistenza fra 2690 e 2715 punti. Ciò sulla carta dovrebbe favorire ulteriori allunghi fino alla prossima resistenza.
Nel frattempo la stagione degli utili non è che esalti più di tanto. Le proiezioni per il quarto trimestre, certo, parlano di un'espansione degli EPS del 12.5%. Questo dato si confronta con il +25.8% conseguito nel Q3; ma soprattutto, con il -0.5% atteso nel corrente quarto: una escursione notevole, per così dire. Stando così le cose, saremmo in formale recessione dei profitti; e non è che il resto dell'anno suggerisca notevoli sorprese, visto che il consenso - oltretutto in persistente deterioramento - propone un misero +2.4% per il secondo semestre (appena sopra il tasso di inflazione) e un modesto +6.0% per l'intero anno. Con l'influsso dei tagli alle imposte in progressivo dissipamento, il peso del miglioramento delle quotazioni azionarie grava tutto sulla volontà degli investitori di pagare un premio crescente sotto forma di maggiore Price/Earnings. La sensazione è che la tematica dei profitti rivestirà un ruolo chiave nel 2019, assieme a quella delle volontà del governatore Powell, fresco di celebrazioni del primo anno passato alla Federal Reserve.
Piazza Affari nel frattempo permane pervasa da un sentimento di incertezza, con le quotazioni dell'indice MIB ferme ormai da più di due settimane. Le resistenze citate per ora hanno avuto la meglio. L'intensità delle vendite sperimentate sul finire di ottobre appare uno sbiadito ricordo; al contrario, il nostro SellOff Indicator è passato dalla doppia cifra a valori infimi, quasi prossimi allo zero. Se letture elevate fotografano un picco di sentiment negativo, all'opposto letture oggettivamente contenute tendono a coincidere con i massimi di mercato, come appare evidente dalla figura: siamo nelle medesime condizioni sperimentate nel 2018 ad inizio maggio, a fine luglio e nell'ultima decade di settembre. La tenuta del long stop giornaliero, sollecitato nelle ultime sedute, assume una rilevanza che va al di là del breve periodo.