Scontato il taglio dei tassi di stasera, la Fed manterrà comunque di fatto una politica monetaria distensiva. Laddove non dovesse bastare, il governatore Powell sarà messo "sotto tutela" dalla Casa Bianca. Lateralità attesa fino alla fine della sett... Continua...
Indici di diversa natura e latitudine salgono a nuovi massimi storici. S&P500 in guadagno di 200 punti da quando Jamie Dimon ha avvistato uno scarafaggio. Gli spauracchi autunnali sono stati ampiamente riportati. I fattori invece favorevoli, perlopi... Continua...
Dicembre sulla scia del confortante recupero di fine novembre. Wall Street e buona parte dei listini azionari mondiali a ridosso dei massimi assoluti, mentre più del 90% delle banche centrali al mondo è in modalità dovish. Continua...
Ieri il FTSE MIB ha finalmente eclissato il massimo del 2007, ma in termini total return la performance sfiora il 14% annualizzato medio dal minimo del 2012. Ad ogni modo escono vincenti gli investitori che hanno privilegiato l'approccio macro-quantitativo.
Seduta all’insegna dell’ordinaria amministrazione a Wall Street, con lo S&P500 che chiude in marginale guadagno, pur supportato da una apprezzabile partecipazione dell’universo delle azioni quotate. Ma i riflettori oggi sono tutti per il vecchio Dow Jones, che ieri sera, sfidando gli acciacchi dell’età, è salito ad un nuovo massimo storico, gratificando ancora una volta gli investitori. Il decano degli indici di Wall Street è imitato dall’altra parte dell’Atlantico dallo Stoxx600 e naturalmente dall’Eurostoxx50: a loro volta su livelli di prezzo mai visti prima d’ora.
Alla celebrazione del Toro si unisce volentieri anche Piazza Affari, con il FTSE MIB salito ieri oltre il mitico massimo del 2007. Una eclissi totale che però lascia il tempo che trova. In termini total return – la borsa italiana risultando notoriamente generosa con gli azionisti... – il picco del 2007 nonché del 2000 è stato eclissato da anni. L’indice All Share Italia total return siede oggi su una performance del 264% dal minimo di marzo 2020. Stiamo parlando di una performance media del +25% annualizzato dal minimo post-pandemico.
È il giusto premio a chi in questi anni ha deliberatamente ignorato il rumore esogeno, prestando attenzione esclusiva ai meccanismi endogeni di formazione dei prezzi sui mercati finanziari. Non occorreva un dottorato in economia o scienze politiche: tutto ciò che era richiesto, era la conoscenza della fondamentale legge della domanda e dell’offerta. L'approccio macro-quantitativo che costituisce le solide fondamenta del Rapporto Giornaliero.
Lo S&P500 ieri è stato zavorrato dall’andamento sfavorevole del settore tecnologico, mentre al contrario ha brillato il farmaceutico: rotazione in corso? Sembrerebbe di sì, ma nelle prossime settimane sarà interessante verificare se il benchmark americano riuscirà o meno a chiudere con saldo positivo anche questo mese di novembre. La stagionalità, come è noto, ben deponendo a favore.
La ripartenza dei listini azionari, segue una fase di fisiologica decantazione a cavallo fra la fine di ottobre ed i primi di novembre. Una debolezza a dirla tutta non così ricorrente; ma non problematica. Dal 1950 si contano solo 10 episodi di saldo negativo fra il 27 ottobre ed il 6 novembre da parte dello S&P500, venendo da una performance per l’anno a doppia cifra alla vigilia di questa finestra stagionale. Ne parliamo in dettaglio nel rapporto di oggi...