Wall Street ha conseguito l'atteso massimo in occasione della seduta di martedì. Ciclo statico e Delta System spiegano il tonfo di ieri, particolarmente penalizzante per la tecnologia. Nel frattempo continua il ribasso dei titoli di Stato: nel disinteresse pressoché generalizzato.

Il mercato sta cercando di comprendere cosa comporti la metamorfosi del governatore Powell nei confronti della politica monetaria: era abituato a Ted Lasso, si ritrova un aggressivo Led Tasso. Fino a 24 ore fa la reazione è stata prevedibilmente benigna, ma la chiusura di ieri sera costituisce una doccia gelata per i trader lunghi sul mercato: gli indici americani hanno chiuso in calo, con vendite particolarmente penetranti per i settori tecnologici.
Le società di software, ben rappresentate dall’ETF “IGV”, cedono il 4.3%, ed entrano formalmente in bear market, avendo ceduto più del 20% dal top di novembre. Ma fa notizia soprattutto il nuovo minimo dell’ARK Innovation Fund (ARKK), che procede a grandi falcate verso il long stop trimestrale: che costituirà un banco di prova rivelatore per il resto dell’anno.
Nel complesso non possiamo non definirci soddisfatti: il mercato azionario sta rimuovendo rapidamente molti degli eccessi speculativi che giusto un anno fa mandavano ai matti gli osservatori di mercato. E questo, senza grossi traumi per gli indici: lo S&P dista appena il 3% dai massimi assoluti, e non è certamente l’indice più forte del momento.
L’unico problema è che il conto alla rovescia che ci separa dal decisivo appuntamento del 19 gennaio, si sta evolvendo nella direzione di un setup non particolarmente fausto per il resto dell’anno. C’è un secondo motivo per cui un picco a Wall Street era atteso l’altroieri: a parte la scadenza ciclica del Delta System, lo S&P a partire dal massimo di novembre risulta interessato da una successione ciclica a 12 sedute, che ha consentito di intercettare con precisione il massimo del rimbalzo. E adesso, appuntamento al prossimo 28-31 gennaio...
Nel frattempo il mercato obbligazionario tenta di approfittare, mettendo a segno un timido recupero dopo le legnate degli ultimi giorni. Dal 1982 il Bloomberg Barclays Bond Index ha subito una perdita in soli quattro casi in 40 anni, e mai consecutivamente. Ma nel 2021 ha contabilizzato il secondo peggior risultato degli ultimi 26 anni, e nel 2022 è già sotto dell’1.6%.
È curioso come frotte di qualificati osservatori, che da tredici anni cercano di persuaderci circa la sopravvalutazione del mercato azionario, poco o nulla abbiano da rilevare a proposito della bolla sul mercato obbligazionario. Forse perché consapevoli del rischio che uno spostamento di liquidità da un fronte all’altro possa alfine sostenere l’Equity, mandando in fibrillazione una previsione sulla quale hanno da tempo perso ogni credibilità.