Stando a Citi, lo scostamento fra rendimento del mercato azionario e yield dei titoli di Stato, genera una probabilità dell’88% di ritrovarsi su livelli superiori fra dodici mesi. La persistente sovrapposizione con l’andamento del 1980 conferma questo scenario.

Il mercato azionario italiano in questo momento appare il riflesso della squadra capolista nel locale campionato di calcio: in grado di proseguire una sequenza positiva senza precedenti con disarmante facilità. Per il future sul FTSE MIB si è trattato venerdì della quindicesima candela bianca in 16 sedute: un record storico, che consente a Piazza Affari di superare l’asticella del +20% in tre settimane, per la terza volta negli ultimi 22 anni: i precedenti risalendo a settembre-ottobre 2001, e a marzo 2009.

Nella circostanza, la borsa italiana fa decisamente meglio di Wall Street, adesso zavorrata dall’accantonamento dei fattori di disturbo che fino ad ora hanno costituito i mattoncini del “muro di paura” si cui si sono arrampicate le quotazioni. La disponibilità di più di un vaccino promettente, e l’epilogo delle controverse elezioni presidenziali concedono agli investitori un senso di compiacenza che rischia di sconfinare nella saturazione. I dati macro sono positivi, ma la persistente pendenza negativa del CESI segnala una certa difficoltà a battere stime economiche ormai adeguatesi al meglio.

Dal punto di vista tecnico, mentre il Russell 2000 ed i semiconduttori macinano nuovi record, gli indici generali indugiano disegnando potenziali doppi massimi che nel breve periodo alimentano una certa incertezza. Uno stallo, che riflette peraltro le dinamiche contrastanti persistenti sullo sfondo: stando a Citi, lo scostamento ancora considerevole fra rendimento del mercato azionario e yield dei titoli di Stato, genera una probabilità dell’88% di ritrovarsi su livelli superiori fra dodici mesi. Peccato che il Panic-Euphoria model, raffinato indicatore di sentiment composito, da tempo segnali una probabilità specularmente opposta...

La persistente sovrapposizione con l’andamento del 1980 conferma questo scenario. Così come il 2019, per lunghi tratti, ha riecheggiato l’andamento del 2013, l’anno in corso ha ricalcato in modo impressionante la dinamica di quarant’anni fa. Ciò ci ha consentito di anticipare un minimo di mercato a fine ottobre, ed un rally a nuovi massimi alla fine della seconda decade di novembre.

Adesso non sarebbe scandalosa una fase di consolidamento dei recenti progressi. Una eventualità però mitigata dalla confortante stagionalità della settimana del Ringraziamento; soprattutto nelle annate ampiamente positive come quella corrente. Per sperimentare una incisività ribassista degna di nota, occorrerà attendere la prima decade di dicembre.