Il superamento dell'ultimo ostacolo a 23.000 punti di FTSE MIB rendeva inevitabile l’eclissamento del massimo di febbraio 2020. Negli ultimi dieci anni, Piazza Affari ha fornito agli investitori un ritorno medio del 6.0% annuo, dividendi inclusi.

Il FTSE MIB vuole fare l’americano. Con una sequenza di rialzi moderati ma costanti, Piazza Affari mantiene la promessa di spingersi oltre il massimo di inizio 2020, formulata all’indomani del superamento dell’ultimo diaframma a 23 mila punti; raggiungendo il livello più elevato praticamente degli ultimi 13 anni. E senza considerare il flusso cedolare: la versione “Total Return” dell’All Share Italia guadagna il 17.5% dall’inizio dell’anno, mentre negli ultimi dieci anni ha messo a segno un ritorno medio composto annuo del 6.0%. Con i rendimenti dei titoli di Stato negativi fino ai 4 anni, non sorprende che sempre più investitori si rivolgano verso il mercato azionario domestico.

Il fenomeno è di natura globale. Negli Stati Uniti le azioni preferite dal pubblico retail guadagnano quasi il 19% dall’inizio dell’anno, a fronte di uno S&P500 in crescita del 12.6%. Surclassati gli hedge fund: le azioni preferite dalla speculazione professionale mettono a segno una performance del +9.1% da inizio 2021; meno della metà rispetto a quello che una volta era sdegnatamente definito “parco buoi”. E non si commetta la leggerezza di minimizzare il fenomeno, ascrivendolo al comportamento irrazionale e dissennato di chi ha parecchio tempo libero dopo l’arrivo del CoViD: le retail stock battono nettamente le azioni preferite dagli hedge fund sin da novembre 2019.

Qualcuno inizia a sollecitare l’intervento delle autorità di controllo. Solo che non si capisce chi costoro dovrebbero proteggere: gli speculatori professionali dai successi dei piccoli investitori? dopo aver stigmatizzato il comportamento delle mani forti, che hanno fatto saltare in aria diverse società in difficoltà finanziaria, come persuadere il pubblico circa l’inopportunità del loro operato? Il decile delle azioni del Russell 3000 più shortate, ha guadagnato la scorsa settimana mediamente il 6.2%; quelle più al riparo dalle vendite al ribasso, appena lo 0.76%.

Come suggerito a suo tempo, il superamento dei 23.000 punti rendeva inevitabile l’eclissamento del massimo di febbraio 2020, e probabile un allungo almeno fino alla proiezione compresa fra 26 mila e 26.500 punti. Resta lo scenario preferito. Naturalmente l’investimento è nulla senza una adeguata rete di protezione. Il Rapporto Giornaliero di oggi illustra il supporto dinamico che accompagna il FTSE MIB dal minimo di fine ottobre: ad evidenza, ogni fisiologica fase correttiva è risultata ben supportata da questo argine. Sicché è sensato mantenere in Italia l’esposizione rialzista, fino a quando questa fascia resterà inviolata.