Con i titoli di Stato che tuttora corrispondono non di rado rendimenti negativi e la garanzia di una perdita a scadenza, e con un mercato azionario il cui earnings yield supera il 4.5%; chi mai penserebbe di preferire il reddito fisso all’Equity?

Gli investitori celebrano i nuovi massimi storici raggiunti da una fetta crescente di mercati e settori azionari mondiali. Dopo esserci lasciati alle spalle una congestione che a Wall Street sapeva tanto di accumulazione, dopo il superamento della fondamentale barriera a 3600 punti di indice Eurostoxx50, dopo lo sbriciolamento dell’ultimo diaframma a 12900 punti sul DAX e con il definitivo successo nei confronti della resistenza a 22000 punti da parte del FTSE MIB; era scontato che gli indici azionari prendessero il volo.
Comprensibile la delusione e lo smarrimento di chi – tanti, a giudicare dall’esame dei (de)flussi di investimento a tutti i livelli – è rimasto sinora a guardare, confidando se non in un crash, quantomeno in un ribasso che avrebbe ridimensionato una annata tanto eccezionale quanto penalizzante per chi ha preferito indugiare più su fattori esogeni che sull’esame della domanda e dell’offerta.
Tanto più se si considera che il mercato appare non così sopravvalutato: malgrado il nuovo massimo storico a Wall Street, lo S&P500 in termini di dividend yield rende correntemente più di un Treasury Note a 10 anni. Ad inizio 2018 è arrivato a rendere 125 punti base in meno, nel 2011 pagava 175pb di premio e prima del crollo del 2008 arrivò a rendere ben 330 punti base in meno. Con i titoli di Stato che tuttora corrispondono non di rado rendimenti negativi e la garanzia di una perdita a scadenza, e con un mercato azionario il cui earnings yield supera nonostante tutto il 4.5%; chi mai penserebbe di preferire il reddito fisso all’Equity?
Eppure negli ultimi dodici mesi la raccolta netta dei fondi comuni azionari USA ha segnato un’emorragia superiore ai 350 miliardi di dollari; quella dei fondi obbligazionari, un dato superiore ai +210 miliardi soltanto negli ultimi nove mesi. Chiamiamole pure dissonanze cognitive.
Certo, taluni indicatori svettano ora sui massimi. Il Rapporto Giornaliero di oggi mostra tutti i casi in cui, come ieri, il Fear&Greed Index calcolato da CNN Money si è spinto oltre l’asticella degli 85 punti. Una misura estrema di ottimismo. Evidente il comportamento del mercato azionario nelle settimane e mesi successivi.