I reali motivi del disagio del mercato azionario americano sono da rinvenire su prospettive differenti da quelle popolari: meno mediatiche, ma più sostanziali. Fra queste, la registrazione del decimo Hindenburg Omen in un mese. Continua...
Wall Street concede terreno ai venditori, dopo un memorabile rally del 20% dai minimi di fine marzo. Occorreva il giusto catalizzatore, pervenuto sotto forma di rapporto sull'occupazione che spazza via ogni velleità di recessione. Continua...
Sono numeri sensazionali: 24 massimi storici da inizio anno, dieci settimane positive di fila, e sette sedute benigne da quando Warsh si è insediato alla guida della Fed. Anche Piazza Affari sui massimi storici. Gli investitori a ragione festeggiano. Continua...
Considerando i dividendi, chi 15 anni fa avesse comprato azioni italiane, a quest'ora godrebbe di una performance media annualizzata del 10%. Persino Bloomberg ora celebra la borsa di Milano. Nel frattempo Wall Street riparte dai massimi storici.
Gli investitori in azioni celebrano il raggiungimento di un nuovo massimo storico da parte delle borse mondiali; con il MSCI World, in dollari, che da inizio anno guadagna quasi il 9%. Dal minimo di ottobre 2022 le quotazioni sono più che raddoppiate, senza considerare i dividendi.
Giornata storica anche per Piazza Affari, con il nostro FTSE MIB che eclissa finalmente il picco del 2000, poco sopra i 50 mila punti, dopo oltre 26 anni di purgatorio. La circostanza è così sensazionale che ieri persino Bloomberg si è sentita in dovere di segnalarlo.
Lo sfondamento dei massimi storici farebbe ben sperare, stando a quanto occorso agli omologhi ad altre latitudini. Lo S&P500 ha sfondato i massimi del 2007 sei anni dopo, e da allora ha guadagnato il 375%. Il Nikkei, altro ritardatario, ha eclissato il picco di fine anni Ottanta un paio d’anni fa, e da allora è salito di un ulteriore 65%.
In realtà la borsa italiana i suoi record li ha conseguito da tempo. A Piazza Affari il dividend yield oscilla storicamente fra il 4 e il 5 percento, ragion per cui in termini total return i massimi storici sono questione del passato. Basti considerare che negli ultimi quindici anni un investimento in azioni italiane ha reso complessivamente il 9.9% medio composto annuo: difficile trovare qualcosa che abbia fruttato un ritorno più generoso.
Ciò non esclude la possibilità di movimenti avversi, naturalmente. Come ben sappiamo, la volatilità è il prezzo che si paga per investire in borsa. Alla fine di marzo la previsione tempestiva di un minimo definitivo, fornita dal modello basato sul mercato delle opzioni, suggeriva un ambizioso target temporale, il cui conseguimento inaugurerà una fase di consolidamento potenzialmente plurisettimanale.
Wall Street riparte oggi, dopo la festività del Memorial Day. La stagione delle trimestrali si è virtualmente conclusa, con una lievitazione dei profitti del 28 percento rispetto ad un anno fa: più del doppio rispetto alle aspettative della vigilia. Anche al netto di alcune componenti straordinarie di reddito registrate da Alphabet, Amazon e Meta Platform, la crescita “rettificata” degli EPS si aggira attorno al +15%. Più dell’83% delle 500 compagnie in questione ha riportato utili superiori alle attese degli analisti fondamentali: ancora una volta desincronizzati rispetto agli eventi.
Con l’incombente mese di giugno la stagionalità tipicamente impone il suo pedaggio. Ma anche in questa occasione la realtà appare meno lineare di quanto superficialmente assunto. Il rapporto mensile pubblicato questa mattina in esclusiva per gli abbonati, chiarirà le tendenze attendibili per le prossime settimane.