Scontato il taglio dei tassi di stasera, la Fed manterrà comunque di fatto una politica monetaria distensiva. Laddove non dovesse bastare, il governatore Powell sarà messo "sotto tutela" dalla Casa Bianca. Lateralità attesa fino alla fine della sett... Continua...
Indici di diversa natura e latitudine salgono a nuovi massimi storici. S&P500 in guadagno di 200 punti da quando Jamie Dimon ha avvistato uno scarafaggio. Gli spauracchi autunnali sono stati ampiamente riportati. I fattori invece favorevoli, perlopi... Continua...
Dicembre sulla scia del confortante recupero di fine novembre. Wall Street e buona parte dei listini azionari mondiali a ridosso dei massimi assoluti, mentre più del 90% delle banche centrali al mondo è in modalità dovish. Continua...
A meno di 48 ore dalla fine del mese, lo S&P500 denuncia ora un ritardo di appena l’un percento rispetto alla chiusura di ottobre, e dista meno del 2% dai massimi assoluti della fine del mese passato. Dopo un guadagno del 38% in sei mesi e mezzo.
Come si raccomanda agli impazienti, mai vendere la pelle dell’Orso prima di averlo catturato. Con un progresso del 3.5% in tre sedute, Wall Street mette a segno il rally più consistente da maggio, ritracciando integralmente la seduta impressionante di una settimana fa, quella dell’Extreme Fear.
A meno di 48 ore dalla fine del mese, lo S&P500 denuncia ora un ritardo di appena l’un percento rispetto alla chiusura di ottobre, e dista meno del 2% dai massimi assoluti della fine del mese passato. Dopo un guadagno del 38% in sei mesi e mezzo, un ripiegamento del 6% appare aggiustamento del tutto legittimo e fisiologico. E se è vero che tutti i bear market partono da correzioni inizialmente innocue, è altresì vero che ben poche di queste – dal minimo di ottobre 2022 si contano sette ripiegamenti di entità superiore al 5%: più di due all’anno... – si tramutano in qualcosa di temibile.
Godendo del privilegio di aver assecondato il bull market sin dagli albori, ci possiamo concedere il lusso di sacrificare eventualmente una porzione contenuta delle plusvalenze accumulate, nel caso il mercato ad un certo punto fatalmente si opponga ad una narrazione ancora dominata dalle istanze bearish. Goldman Sachs ha rivisto la stima di crescita del PIL americano nel terzo trimestre, dopo il rilascio della fiducia dei consumatori: a meno del 4.0% reale annualizzato. Ma stiamo parlando tuttora di espansione, non di recessione: che storicamente risulta il prerequisito fondamentale per ragionare di minaccia di bear market.
Ed in ogni caso, a differenza del 2000 e del 2007, la Federal Reserve si professa accomodante, con la probabilità di un taglio dei tassi ufficiali a dicembre, salita ora all’85%. Come visto nei giorni passati, sussiste una netta correlazione fra questo dato ed i segmenti più speculativi dei listini azionari.
Non è dunque un caso che Nvidia, che rappresenta pur sempre un decimo del paniere del Nasdaq 100 e l’8% dello S&P500, abbia recuperato ieri il 5% dai minimi intraday tinti di rosso. D’altro canto, Alphabet ed Apple a loro volta rappresentano il 10% della capitalizzazione dell’indice americano, per cui il meccanismo compensativo ha salvato la giornata. Non si può fare a meno comunque di rilevare (https://tinyurl.com/AGEit259) un progressivo sfilacciamento di un settore fino a poche settimane fa compattamente dominante.