Nuovi massimi storici del Dow Jones, dello S&P equiponderato, della Value Line Average e, clamorosamente, dell'indice delle banche regionali USA. Gli Stati Uniti però restano visibilmente attardati rispetto agli altri listini azionari mondiali. Continua...
È difficile resistere al pensiero dominante. Meno di due mesi fa, tutti gli strategist di Wall Street sfornavano outlook entusiasti sul 2026, con una previsione mediana di 7.578 punti di S&P500 per fine anno, con nessun analista negativo per il 2026. Continua...
Un fermo paradigma della ricerca di AGE Italia è che il DNA economico è cambiato nel 2020, ed è controproducente impiegare schemi di lettura dell'economia e modelli di analisi tecnica ai mercati finanziari di questa nuova era. Continua...
Un fermo paradigma della ricerca di AGE Italia è che il DNA economico è cambiato nel 2020, ed è controproducente impiegare schemi di lettura dell'economia e modelli di analisi tecnica ai mercati finanziari di questa nuova era.
Il rilascio degli indicatori manifatturieri nel mese di gennaio ribadisce una realtà che risulta ancora ostile a molti investitori: la recessione economica negli Stati Uniti non ci sarà, non per il momento, nonostante i proclami di sciagura imminente e le mobilitazioni di indicatori macro in passato quasi sempre puntuali nell’anticipare il peggio.
Un tema fermamente proposto negli anni recenti da AGE Italia, riguarda il reset economico indotto dai tragici avvenimenti di inizio decennio: con il CoViD che ha modificato irrimediabilmente il DNA del tessuto economico; in meglio o in peggio non conta. Ciò che conta è che l’economia non è più la medesima, ed è superficiale applicare modelli e schemi interpretativi del passato ad una realtà profondamente mutata.
Alla luce di questa ferma convinzione, ha gratificato apprendere il medesimo pronunciamento formulato ieri nientemeno che dal New York Times (https://links.ageitalia.net/AGEit299), che riportiamo qui, a beneficio di chi non superasse il paywall: «La pandemia ha generato un profondo shock per il sistema economico globale. Il sistema cooperativo del commercio basato sulle regole è stato rimpiazzato. Con cambiamenti così repentini, i pattern storici sono stati sbriciolati. Indicatori solitamente efficaci nell’anticipare le recessioni – un improvviso e repentino aumento della disoccupazione, per dirne una – hanno iniziato ad andare in malora».
Potremmo suggerire di aggiungere il Leading Economic Index, calcolato dalla Conference Board, e sceso in 44 degli ultimi 47 mesi: ora ai minimi degli ultimi dieci anni. Ciononostante, nessuna recessione è intervenuta, a differenza del passato. Eppure, molti economisti, analisti ed investitori, continuano ad applicare modelli obsoleti, nella speranza di un ritorno al decennio precedente. Una speranza che si rivelerà vana.
Le borse europee hanno chiuso ieri ad un nuovo massimo storico, mentre i listini americani sono stati bersagliati da un consistente volume di vendite, nel finale venuto soltanto parzialmente meno. Anche questa è un’evidenza di andamento “a K”, con un passaggio di consegne ancora embrionale, che se confermato definirà le scelte di investimento del prossimo lustro.
È vero che l’ampiezza di mercato ieri sul NYSE ha arriso alle azioni in rialzo a fine seduta, nonostante la mezza debacle di alcuni settori infelicemente esposti all’intelligenza artificiale. Ma è altresì vero che lo Stoxx600, rispetto allo S&P500, è riuscito ad inanellare una rara sequenza di ben 7 mesi positivi di fila: anche questa una prova di resilienza, in buona misura ignota alla maggior parte degli investitori.