Gli investitori si stanno spostando dagli Stati Uniti, al resto del mondo: nell'ambito delle prime 25 borse al mondo per capitalizzazione, nonostante ben 19 massimi storici quest'anno, lo S&P500 non figura nemmeno nelle prime dieci posizioni per performance.

Il braccio operativo della Federal Reserve ha apportato limitati correttivi alla politica monetaria americana. Confermata la prospettiva di tre tagli dei tassi ufficiali entro la fine dell’anno, sebbene coloro che suggerirebbero minore “aggressività” sono ora una qualificata minoranza: 9 su 19 membri del FOMC raccomandano ora due o meno limature del Fed Funds rate.
Innalzate le previsioni di crescita dei prezzi al consumo (da +2.4 a +2.6% il dato core) e del GDP (da +1.4 a +2.1% nel 2024. Addio recessione...), il che ha reso pressoché automatico una revisione di analoga consistenza del tasso di intervento teorico di lungo periodo. Il nulla di fatto per la quinta riunione consecutiva è stato ben accolto dal mercato azionario, confortato dalla fiducia ostentata dalle autorità circa la gestione della politica monetaria. Gli operatori confidano ora in una riduzione del costo ufficiale del denaro a metà giugno, ma la questione è ancora aperta.

Poche ore prima il sondaggio mensile condotto da Bank of America fra gli investitori istituzionali, rivelava in effetti uno spostamento di preoccupazioni nel giro di appena due mesi: la minaccia maggiore è ritenuta adesso una ripresa dell’inflazione, mentre il fattore geopolitico, che per diverso tempo ha paralizzato molti operatori, scivola nelle retrovie. Il messaggio nemmeno tanto velato è di incoraggiamento alla strategia dell’hold, in luogo di una concessione di minori tassi, che potrebbe essere pagata a carissimo prezzo in un secondo momento.
Così lo S&P500 prosegue sicuro nel suo cammino rialzista, conseguendo il 19esimo massimo storico nel 2024. I target verso l’alto sono ancora lungi dall’essere stato conseguiti, come ben apprendiamo dai modelli previsionali. Con l’asset allocation mediamente all’80% di azioni da metà novembre ad oggi, le copiose plusvalenze messe da parte torneranno certamente utili al momento opportuno.

E dire che Wall Street non risulta la piazza migliore a disposizione degli investitori, con il Nasdaq attardato nel conseguimento a sua volta di un nuovo picco, che conferma la sana rotazione settoriale in atto.
Nelle ultime 8 settimane lo S&P500 non figura neanche nelle prime dieci posizioni fra i migliori listini azionari al mondo nell’ambito delle prime 25 borse per capitalizzazione, nonostante un saldo prossimo al 6%; in una classifica dominata da Danimarca (+15.3%), Italia (+12.9%), Giappone (+11.9%) e Taiwan (+9.9%).
Menzione d’onore per l’Eurostoxx50, che sta prendendo gusto a far meglio del più blasonato S&P500. Merito dello spettacolare setup di acquisto suggerito dal Rapporto Giornaliero lo scorso autunno: quando fu delicatamente sollecitato l’argine dal quale una ripartenza risultava scontata. Detto fatto: +20% in quattro mesi e mezzo, ed indice ora a 5.000 punti.