Spettacolari le indicazioni dei nostri modelli previsionali: che la scorsa estate suggerirono un minimo ad ottobre, prima del ripristino di un bull market ancora giovane rispetto alla media storica. Ma attenzione al prossimo appuntamento con un massimo ciclico.

Gli investitori celebrano il raggiungimento di una nuova pietra miliare: lo S&P500 è giunto alle soglie dei 5.000 punti, legittimando la scelta – invero, coraggiosa – di entrare ad ottobre, quando tutti i nostri modelli previsionali suggerivano la possibilità di un minimo di rilievo. Il bull market ha premiato quella decisione: con i segnali di conferma sopraggiunti a novembre che hanno consentito un viaggio confortevole verso i nuovi massimi storici.
Parte del merito è condivisibile con le autorità monetarie. Il governatore della Federal Reserve è riuscito nella Mission Impossible di guidare con fermezza l’economia americana, che non ha concesso agli investitori poco o male informati, nemmeno la vittoria platonica di un soft landing: inflazione sotto controllo e crescita in accelerazione, hanno prodotto il No Landing al centro delle oltre duecento pagine del 2024 Yearly Outlook.
In una settimana altrimenti povera di dati macro rilasciati, spiccano proprio le dichiarazioni rese nelle ultime ore da diversi esponenti del FOMC: che si muovono ben allineati dietro Powell. Una concordanza di valutazioni che conferma la prospettiva di un primo intervento sui tassi ufficiali nel secondo trimestre: inizio maggio oppure, perché no, 12 giugno.

Gli investitori apprezzano questa cautela: sia perché previene ritorni di fiamma(ta) inflazionistica, sia perché testimonia la natura benigna della limatura del costo del denaro: che interviene non già in reazione (tardiva, di solito) ad una minaccia recessiva, bensì per comprimere un costo reale del denaro che altrimenti si ispessirebbe per la flessione dell’inflazione.
Storicamente, suggerisce Ned Davis Research, sono proprio i tagli del Fed Funds rate ad essere seguiti da reazioni favorevoli del mercato azionario americano: che sale mediamente del 6% nove mesi dopo il primo taglio, a fronte del -1% mediamente conseguito in presenza dell’inaugurazione di un ciclo easing che proceda a passo spedito.

L’ottavo massimo storico conseguito ieri sera da Wall Street irrobustisce le plusvalenze accantonate in questi sedici mesi, ma non bisogna abbassare la guardia. Il modello previsionale elaborato ad agosto scorso è stato spettacolare nell’anticipare l’andamento dello S&P500 nei successivi sei mesi scarsi, al netto di una temporanea deviazione ad ottobre: con il nuovo minimo della fine di quel mese, resosi necessario per i noti fatti nell’Israele meridionale.
Ma il riallineamento è stato tanto repentino quanto galvanizzante, con lo S&P500 che adesso procede verso il target di prezzo, e di tempo, che precederà il primo vero storno di quest'anno. Rimandiamo al Rapporto Giornaliero di oggi per l'evidenza del tracciato atteso per i prossimi mesi.