Così come due anni fa in pochi credevano alla possibilità di contenere l'inflazione senza soffocare l'economia; allo stesso modo ad ottobre scorso, per non dire ad ottobre 2022, non tutti puntarono sulla raccomandazione di investire sul mercato azionario.

La revisione della stima del PIL americano del quarto trimestre ha concesso una limatura di un decimo di punto ai tanti che ancora oggi invocano una recessione: vuoi per corroborare un portafoglio obbligazionario sofferente, vuoi per confortare una asset allocation colpevolmente altrimenti piuttosto ingenerosa nei confronti del ben più brillante mercato azionario.
Un paio d’anni fa il governatore della Fed Christopher Waller delineò un quadro macro che escludeva un serio contraccolpo per l’economia a fronte della lotta che stava iniziando nei confronti dell’inflazione: suscitando critiche ed alzate di spalle dei più. Lo ricordava ieri il Wall Street Journal. A distanza di tempo giustizia è stata fatta nei confronti di questa visione contrarian ed all’epoca poco ortodossa, e l’ex economista appare oggi il candidato più autorevole alla successione di Powell.

Ma nuovi falchi crescono. La parola d’ordine in voga è “pazienza”. Nessuno ha voglia di tagliare i tassi di interesse, salvo dover ricorrere fra pochi mesi a laceranti marce indietro. Il direttorio della banca centrale americana appare fermo nel dispensare cautela, suggerendo la prospettiva di un primo taglio del costo ufficiale del denaro per non prima di giugno. Con alcuni esponenti che si spingono fino ad invocare la seconda metà dell’anno.
Figuriamoci. Eppure la reazione del mercato azionario americano, che oggi conclude brillantemente il primo semestre, è ferma e sicura. Lo S&P500 sta portando a casa una sequenza spettacolare: essendo risultato positivo a novembre, dicembre, gennaio ed appunto febbraio. Una stringa che garantisce un ben definitio atteggiamento da parte del mercato fino alla fine dell'anno.

Le discussioni sui mercati azionari si incentrano sempre sulle performance di Wall Street e di Times Square, ma è ingeneroso non commentare di tanto in tanto quanto di buono fatto dai listini europei.
Buon ultimo, lo Stoxx600 ha di recente raggiunto un nuovo massimo storico. L’Eurostoxx50, a base più ristretto, ha eclissato il picco del 2007; non ancora quello del 2000. Ma è reduce da una progressione fantastica, dal minimo di fine ottobre, ed ha gentilmente assecondato la cornice tecnica assegnatagli ormai diversi anni addietro.
Come mostra il Rapporto Giornaliero di oggi, l’indice delle principali azioni in euro è giunto ora in prossimità della parete superiore del canale ascendente che ne racchiuso la dinamica pressoché integralmente negli ultimi tre lustri. In pochi credevano ad ottobre 2022, quando l’indice faticava a rimanere sopra i 3500 punti, che in sedici mesi avremmo sfidato quota 5000 punti.
Ci sentiamo come Waller.