Con l'esposizione azionaria contenuta raccomandata dal nostro modello di asset allocation, di certo la cautela deve regnare sovrana. Modalità rally di fine anno è un conto; strada spianata al Toro è tutt'altro discorso.

La tregua dura meno di 24 ore. Media e investitori si sono accorti presto che un'intesa commerciale fra Stati Uniti e Cina è pressoché impossibile perché, all'indomani della definitiva approvazione dell'accordo fra le economie americane, concedere un lasciapassare a Pechino priverebbe l'amministrazione americana di un comodo alibi, nel momento in cui diventerà evidente a tutti l'incompatibilità fra la strategia di finanziare in deficit la crescita della spesa pubblica, in un'economia in piena occupazione, e quella di contenere e ridurre il disavanzo con l'estero.
Ma c'é una motivazione più tecnica. Come si è affrettato a rilevare ieri Zerohedge, sito dalla vaga vena complottistica ma che talvolta - proprio come gli orologi rotti - segna l'ora esatta, ieri il mercato è stato raggiunto da un'ondata di vendite automatizzate da parte di CTA. Conferme giungono dalla scomposizione dei volumi, con l'Up Volume rappresentativo di meno del 10% degli scambi complessivi; nonché dall'esame del TICK Indicator, che ha fatto registrare la lettura media giornaliera più bassa dallo scorso 10 ottobre. Inevitabilmente, questa combinazione letale ha costretto lo S&P500 a cedere a fine seduta più del 3%: è la quinta volta che ciò accade nel corso del 2018. Bisogna risalire al 2011 per ritrovare un anno più drammatico sotto questa prospettiva.
Le vendite dei CTA ci interessano però per una precisa ragione. Come segnalato in un rapporto di inizio novembre, questa tipologia di investitore ha ridimensionato pesantemente il proprio entusiasmo nel corso dell'anno. Se a gennaio il 72% dei CTA era bullish sulle prospettive dello S&P, oggi il dato si colloca appena sopra il 50%. Questo ha attivato un setup del tutto simile a quello del 2007: quando, allo stesso modo, si passò da letture superiori al 70% a rilevazioni inferiori al 55%. Eravamo ad agosto e poche settimane fa sarebbe iniziato un bear market devastante.
Non spingiamo oltre il parallelo ma, oggettivamente, con l'esposizione azionaria contenuta raccomandata dal nostro modello di asset allocation, di certo la cautela deve regnare sovrana. Modalità rally di fine anno è un conto; strada spianata al Toro è tutt'altro discorso.