Wall Street ormai non fa più notizia: sale sempre. Adesso però il denaro raggiunge gli indici rimasti finora più attardati: lo Stoxx600 europeo migliora i massimi storici per la diciottesima volta quest'anno. Ed il Nasdaq torna a brillare. Un plauso ai piccoli investitori.

Tanto per non perdere l’abitudine, lo S&P500 migliora ancora una volta il massimo assoluto: per la 30esima volta, quest’anno; quando non siamo ancora al giro di boa del 2021. A questo ritmo, la “produzione” di nuovi massimi storici eclisserà il picco del 2017 (62) e avvicinerà le annate record del 1964 (65 primati assoluti in un anno) e del 1995 (77 nuovi massimi).
Ma, come si rilevava ieri, lo S&P500 non è solo; anzi, si limita a svolgere il suo compitino, lasciando ad altri indici attardati la maggior parte dei flussi di investimento. Anche lo Stoxx600 europeo è salito ieri ad un nuovo picco assoluto: migliorato per la diciottesima volta, quest’anno, la settima volta consecutiva. Ed un nuovo record è stato raggiunto negli Stati Uniti dal Nasdaq, che onora così al meglio l’elegante successione ciclica sulla quale ci siamo soffermati ieri.
Non vi è dubbio che una consistente parte del merito di queste notevoli performance, sia ascrivibile al maggiore coinvolgimento del pubblico retail: titolare di oltre un quarto degli scambi medi giornalieri; da poco più del 10% di non molti anni addietro. I detrattori potranno legittimamente stigmatizzare il presunto impiego esecrabile del denaro rinveniente dagli stimoli fiscali dell’amministrazione Biden; ma intanto il fenomeno è abbastanza remoto – come già analizzato, le azioni preferite dai piccoli investitori “battono” quelle su cui si concentra maggiormente la speculazione professionale, sin da novembre 2019: ben prima dell’emergenza pandemica... – e poi questo non spiegherebbe le straordinarie performance degli indici del resto del mondo.
Certo sono passati ormai quasi otto mesi dall’ultima correzione superiore al 5%, e per la legge dei grandi numeri ad un certo punto anche i ribassisti conosceranno il loro effimero momento di gloria.
Al di là delle considerazioni cicliche proposte negli ultimi giorni, e che suggerirebbero uno stallo nel processo di crescita, bisogna riconoscere che il mercato azionario americano non ci contrarierebbe se qui adesso si concedesse una pausa rigeneratrice. Lo S&P500 ha fedelmente ricalcato il copione dettato dagli anni che hanno fatto registrare alla fine di aprile una performance analoga a quella messa a segno quest’anno. Il modello previsionale proposto sul Rapporto Giornaliero di oggi, spettacolare finora nell'anticipare la dinamica di mercato, illustra la tendenza più probabile per i prossimi due mesi.
Una ipotesi corroborata dal comportamento recente di mercato. A fronte di un indice azionario sui massimi annuali, riscontriamo un VIX specularmente sui minimi, con i rendimenti dei Treasury ai livelli più bassi degli ultimi tre mesi. Questo setup è stato registrato (soltanto) altre cinque volte dal 1990: anche in questo caso l'esame storico ci fornisce un notevole vantaggio previsionale: le strategie fino a settembre sono a questo punto ben delineate.