Nonostante i nuovi massimi storici, lo S&P500 è soltanto il 18esimo indice per performance, questo mese. Nuovi massimi storici si registrano a tutte le latitudini, e ben 16 delle prime 30 borse al mondo per capitalizzazione, si collocano entro il 5% dai massimi.

In una settimana che passerà alla storia per la rilevazione dell’inflazione più consistente degli ultimi trent’anni; Wall Street fa spallucce e raggiunge un nuovo massimo storico. Forse perché, con questo CPI – che la Fed assicura essere provvisorio – chi ha la sventura di investire in reddito fisso in teoria porterebbe a casa una remunerazione annuale del -3.7% se investisse in Treasury decennali. A quel punto l’unica alternativa sarebbero le azioni.

Lo S&P dunque si migliora ancora una volta a giugno: per l’ottavo mese di fila. Sono pochi i precedenti storici analogamente brillanti: gli investitori stanno vivendo un momento storico; in un bull market però questi traguardi non sono così sensazionali. Casomai colpisce di più la straordinaria moderazione del mercato, con l’indice che venerdì ha messo a segno un saldo in valore assoluto non superiore allo 0.25%, per l’undicesima volta nelle ultime tre settimane: un fenomeno registrato meno di dieci volte negli ultimi cinquant’anni. L’ultima a maggio di due anni fa: Wall Street avrebbe ripiegato per qualche settimana, prima di ripartire di slancio.

La vitalità della borsa americana però non giunge isolata. Al contrario, lo S&P500 è soltanto il 18esimo indice per performance, questo mese, fra le prime 25 borse al mondo per capitalizzazione. C’è chi fa molto meglio, e ciò conforta gestori ed investitori, che giustamente un anno fa di questi tempi stigmatizzavano la natura elitaria del bull market. Nuovi massimi storici si registrano a tutte le latitudini, il MSCI World ex USA si porta allo 0.4% dal picco assoluto – che lo S&P500 superò nel lontano 2013... – e, a venerdì, ben 16 delle prime 30 borse al mondo per capitalizzazione, si collocavano entro il 5% dai massimi.

L’ultima volta che una proporzione analoga è stata raggiunta, ad ottobre 2017, il MSCI World avrebbe celebrato salendo per quasi ulteriori quattro mesi, prima di concedersi una lunga pausa.

L’Europa non resta certo a guardare. Rispetto alle lepri di mercato, i listini del Vecchio Continente denunciano un ritardo pluriennale: riflesso di una crescita economica (macro & micro), che ora auspicabilmente il NextGenEU rilancerà in termini comparativi.

Cionondimeno, il MSCI Euro si è reso protagonista di un intenso recupero dai minimi di marzo dello scorso anno, e la scorsa settimana ha compiuto il prodigio: superando a sua volta il massimo del 2007. Una rottura rialzista sensazionale, che sposta i riflettori verso listini finora relativamente trascurati dagli investitori di tutto il mondo. Anche in termini relativi il confronto fra Eurostoxx e S&P500, tanto in valuta locale quanto in valuta comune, appare ormai da mesi orientato verso l’alto: merito dei flussi di investimento che provengono da Oltreoceano, e spiegano la vitalità di un euro che molti, non troppi mesi fa, ancora una volta sancivano destinato verso un'improbabile parità contro dollaro...