Sei mesi fa si evidenziavano dei poderosi segnali di continuazione rialzista. Oggi gli investitori ne raccoltono i frutti: il Dow Jones ha migliorato il massimo storico per la ventiduesima volta nel 2021. Non tutti gli indici però confermano la vitalità del decano di Wall Street.

Nuovi record si registrano a Wall Street: perlomeno in termini di Dow Jones, che consegue ieri il 22esimo massimo storico di quest’anno, portando al +12.9% il guadagno messo a segno finora in questo strepitoso 2021. Gli investitori raccolgono i frutti di una semina culminata con i setup bullish di medio periodo evidenziati sul Rapporto Giornaliero esattamente sei mesi.
Un nuovo picco si consegue anche sul ben più rappresentativo indice NYSE Composite, che raggruppa quasi 3500 società, e che ieri ha compiuto un passo decisivo verso la simbolica proiezione a 16620 punti: qui, come si può notare, l’intero rialzo dal minimo del 2009 è pari al doppio dell’estensione del bear market del 2007-2009. Questa esperienza generazionale sta per conseguire l’ennesimo trofeo.
Non si può fare a meno però di rilevare un certo sfilacciamento fra gli indici americani: detto del Dow Jones, lo S&P avvicina il precedente picco senza ancora migliorarlo, mentre il Nasdaq appare ancora attardato. Si può leggere questa frattura in termini di conferme della rotazione in atto a favore del Value, ed a discapito del Growth (corretto); ma anche in termini di rarefazione della spinta rialzista, in un contesto di mercato in cui la liquidità a disposizione, pur tuttora copiosa, inizia a ridursi per effetto dell’aumento delle aspettative inflazionistiche.
Sotto questa prospettiva il dato del CPI di aprile assumerà rilievo strategico. Nel frattempo apprenderemo oggi il numero di buste paga create. Facile prevedere il superamento del dato del mese precedente: le stime si orientano verso 1.2 milioni di nuovi posti di lavoro, con le aziende che già lamentano difficoltà nel reclutare il personale ricercato. Altre stime suggeriscono che necessitano soltanto 700 mila nuovi posti di lavoro per conseguire entro fine anno l’obiettivo Fed della «massima occupazione».