Recuperati dall'inizio dell'anno ben 11 trilioni di capitalizzazione di mercato. Grazie soprattutto a fattori qualitativi e stagionali: con lo S&P andato a segno nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Oltretutto, con una apprezzabile coralità.

Degli otto indici delle sorprese economiche riportati settimanalmente nella apposita sezione, soltanto la Cina risale in territorio positivo; trascinando verso l’alto la misura delle economie emergenti. Si vede che questo dato deve aver incoraggiato gli investitori, che hanno conferito ulteriore denaro nella convinzione che inizino a spuntare i famosi green shoot: il mercato azionario globale ha recuperato la passata ottava quasi due trilioni di capitalizzazione; 11, dall’inizio dell’anno. Pur mantenendo una bassissima volatilità.
A Wall Street infatti lo S&P500 fa registrare una contrazione del range massimo-minimo settimanale per la quarta ottava di fila. Un fenomeno sperimentato dal 1990 altre 17 volte: con l’indice che due settimane dopo ha perso terreno in sole quattro occasioni (soltanto una volta in misura superiore al punto percentuale). La strada verso il massimo assoluto di settembre apparirebbe tuttora spianata.
Evidentemente sono tuttora all’opera fattori di natura qualitativa e stagionale. Come rilevato diverse settimane fa, quando Wall Street è in grado di chiudere con il segno positivo ambo i mesi di gennaio e febbraio, il miglioramento si è conseguito, dopo ulteriori due mesi, in ben 23 casi su 27 registrati dal 1950 ad oggi. A questo punto possiamo svelare la tendenza del mercato azionario americano sei mesi dopo il setup stagionale citato: dove si collocherà lo S&P500 alla fine di agosto? il Rapporto Giornaliero di oggi fornisce una risposta netta.
In merito all’aspetto qualitativo, l’aggiornamento dell’ADT11 rivela una novità degna di nota: a distanza di tre mesi dall’episodio dello scorso 10 gennaio, giovedì lo S&P si stava ripetendo in una prova di coralità strategica. Il superamento dell'asticella del 66.7% è mancato evidentemente per un'inezia.