Con la seduta di ieri, salgono a 21 i nuovi massimi storici registrati dall’indice S&P500 in questo memorabile 2026. Il nuovo record consente al benchmark americano di salire a doppia cifra per l’anno in corso, e di rivaleggiare con altri 8 indici mondiali.

Con la seduta di ieri, salgono a 21 i nuovi massimi storici registrati dall’indice S&P500 in questo memorabile 2026. Il nuovo record consente al benchmark americano di salire a doppia cifra per l’anno in corso, e di rivaleggiare con altri 8 indici mondiali, nell’ambito delle prime 30 borse per capitalizzazione; che la soglia del +10% YTD l’hanno da tempo superata.
Il corrente bull market, iniziato ad ottobre 2022 e ufficializzato il successivo mese di giugno, quando a 4295 punti fu conseguita una rivalutazione dai minimi del 20% (già allora si parlava di mercato sopravvalutato: "Azionario globale: il Buffett Indicator lancia l’SOS", si leggeva sul sito Finanzaonline.com in quei giorni); perdura da quasi 44 mesi. Se fosse rispettata la durata media dei bull market post-bellici, questa esperienza si concluderebbe non prima di novembre del prossimo anno. Ma si può sempre fare di meglio.

A 24 ore dalla fine del mese, Wall Street vanta una performance questo mese di oltre il 4.0%. Un saldo superiore a questa soglia, nei mesi di aprile e maggio, prima d’ora è stata conseguita soltanto altre 6 volte nel Dopoguerra; l’ultima, nel 2020. Rimandiamo al Rapporto Giornaliero di oggi per la disamina dei risultati successivi: che confermano appieno le previsioni per fine anno per Wall Street.
Eppure non tutti gli investitori festeggiano. Anche questa settimana, con la borsa americana che sta per inanellare la nona settimana positiva di fila, il sondaggio di AAII fa registrare una mesta prevalenza di ribassisti. Da inizio anno, la differenza fra Tori e Orsi è mediamente negativa (-0.8%), pur a fronte di performance eccezionali. Ci si chiede di quanto, e per quanto gli indici dovranno ancora salire, per persuadere la maggioranza, se non per indurre un entusiasmo generalizzato.
Non per assolvere l’investitore medio ma, come detto, la divulgazione finanziaria a mezza stampa e social, ha la sua parte di responsabilità.

Ad esempio, una narrazione ricorrente riguarda le performance grame che tipicamente contraddistinguono i secondi anni del ciclo elettorale USA. Ma, come già rilevato in questo rapporto, Wall Street da inizio 2026 sta replicando con fattore -1 lo script storico: il Seasonal andava ribaltato. D’altro canto, sono gli stessi che esortavano a vendere in nome di un “Sell in May” che da diversi lustri non funziona più, se non a favore dei Tori.
Altro esempio: la denuncia sistematica di una bolla speculativa pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Un efficace deterrente, uno spauracchio agitato da anni, e che paralizza investitori poco preparati ad affrontare la naturale volatilità dei mercati. Questo, con un settore cardine come quello dei semiconduttori, che soltanto dall’inizio dell’anno ha visto i profitti per azione (EPS) decollare dell’85%: con l’effetto paradossale di vantare ora parametri fondamentali più convenienti di cinque mesi fa. Altro che 2000...