Come al solito, sono bastate un paio di settimane di correzione per scuotere la fiducia. I deflussi da fondi ed ETF azionari risultano copiosi e, manco a dirlo, legittimano attese di progresso per i mercati azionari per i mesi a venire.

L’andamento di ieri del mercato azionario è piuttosto peculiare. Da un lato, la corrente tendenza discendente non è ancora messa in discussione, con gli indici che permangono al di sotto dei rispettivi short stop giornalieri. Occorrerebbe un ulteriore sforzo per dimostrare la volontà di cambiare marcia, almeno nel breve periodo.
D’altro canto, però, emergono chiaramente formazioni di inversione su base giornaliera: un outside reversal fa capolino a Piazza Affari e soprattutto a Wall Street, con lo S&P che è reduce dalla seconda chiusura positiva (nonché “candela bianca”) di fila. Questo comportamento, venendo da un minimo, negli ultimi dieci anni ha prodotto negli Stati Uniti ritorni alquanto lusinghieri; sempre, ovviamente, in questa ottica temporale. Quanto basterebbe però a confermare l’attesa di una ripartenza in atto, suggerita dai diversi modelli previsionali di cui disponiamo, e che in parte abbiamo mostrato nei giorni passati ai lettori del Rapporto Giornaliero.
Oltretutto, generalmente gli indici azionari risultano ben contenuti dalle medie mobili a 200 giorni. Vale per Piazza Affari, che pur è alle prese con minacce strutturali su cui ci siamo ieri rapidamente soffermati; e a cui si dovrebbe aggiungere un costante deterioramento delle finanze pubbliche da un anno a questa parte, indotto da un aumento esclusivo degli oneri di finanziamento del debito pubblico.
E vale per gli altri indici azionari globali. Come evidenziato dal Laboratorio, l’Eurostoxx50 si è magistralmente appoggiato sulla media mobile a 200 giorni; in questo imitato dal Dow Jones World Stock Index, raffigurato nel rapporto di oggi, in relazione al quale il comportamento della citata media è davvero esemplare.
Stando così le cose, dovremmo concludere di essere in presenza di una fase correttiva del tutto fisiologica, terminata dove logica suggerirebbe. Gli investitori hanno dunque ottenuto ciò che fino ad ora hanno bramato: una opportunità di ingresso a basso rischio, per la prima volta quest’anno.
E invece, come al solito, sono bastate un paio di settimane di correzione per scuotere la fiducia. I deflussi da fondi ed ETF azionari risultano copiosi, come mostreremo meglio domani; e, manco a dirlo, legittimano attese di progresso per i mercati azionari per i mesi a venire.