Powell fornisce il catalizzatore per qualche presa di beneficio. Nulla di drammatico: sarebbe il giusto pretesto per assistere ad un consolidamento da tempo atteso, che porrebbe le premesse per una successiva ripartenza dei mercati azionari. Piazza Affari ancora vaso di coccio.

Forse sarà un caso, ma i mercati azionari si sono concessi ieri ai realizzi degli investitori, giusto dopo la seconda settimana di luglio. Piazza Affari, come noto da tempo, ha anticipato gli altri mercati: con un top ad inizio giugno, segnalato dall’analisi della regressione lineare, e seguito da una fastidiosa sequenza di massimi e minimi discendenti. Ogni tentativo di ripartenza è stato puntualmente contenuto dalla resistenza giornaliera, come abbiamo più volte riscontrato. L’argine a sostegno del rialzo, rispettato senza soluzione di continuità sin da novembre, vacilla: vedremo se reggerà al prossimo assalto.
Particolarmente degna di nota la dinamica del DAX: che svolta verso il basso dopo aver disegnato un esemplare doppio massimo. Quasi un anno fa, ad agosto, dopo il conseguimento di un segnale di acquisto qualificato sul MACD settimanale, elaborammo una mappa previsionale: un percorso di crescita che Francoforte ha rispettato in modo spettacolare; con due eccezioni. La prima alla fine di ottobre, quando subì una escursione avversa superiore alle attese (ma in tempo per la scadenza ciclica dalla quale a suo tempo garantimmo saremmo ripartiti).
La seconda nelle ultime settimane, con un mercato rifiutatosi di ripiegare verso il percorso teorico. Fino ad ora. Il Rapporto Giornaliero di oggi evidenzia lo scollamento fra previsioni e realtà, e di conseguenza l’entità ed i tempi del declino che è lecito aspettarsi. Gli investitori possono assistere con serenità a questo doveroso aggiustamento, prima che si consegua la tempistica del bottom dal quale ripartire.
Powell, bisogna dire, ci ha messo del suo: con dichiarazioni importanti ieri al Senato. Il governatore della Fed adesso ammette senza mezzi termini che sì, in effetti l’inflazione risulta superiore alle previsioni; e che «stiamo cercando di appurare se si tratti di qualcosa di passeggero, o se sia necessario invece intervenire».
Un cambiamento umorale radicale. Difatti gli operatori adesso iniziano a prezzare la possibilità di un tapering degli acquisti già a settembre; e con un liftoff (aumento del Fed Funds rate) a metà del prossimo anno. Soltanto poco tempo fa, l’orientamento era per un primo intervento a metà 2023.