Wall Street non si fida, con gli operatori che assumono un atteggiamento "Shoot first, ask later". Alla fine lo S&P500 cede il triplo rispetto allo Stoxx600. Non è l'unica divergenza di ieri: esplode il VIX, mentre il più significativo MOVE sale con minore isteria.


Ritorna prepotente il Sell America trade. La seduta di ieri è iniziata con il piede sbagliato, con l’ufficializzazione di elezioni anticipate in Giappone il prossimo 8 febbraio. Che siano buone (maggiore crescita economica) o per cattive ragioni (aumento del deficit di bilancio, peraltro partendo da basi più contenute dei disavanzi occidentali), la circostanza ha indotto ulteriori vendite sui titoli di Stato, con rendimenti in vertiginoso aggiustamento.
Ma è negli Stati Uniti che si sono visti i maggiori contraccolpi delle scelte discutibili della Casa Bianca. Mentre lo Stoxx600 terminava ieri la seduta in calo dello 0.7%, Wall Street perdeva praticamente il triplo, con soltanto il 20% delle società del Russell 1000 che hanno terminato la seduta in rialzo.

La sensazione di molti operatori è che sia in atto un riposizionamento generalizzato. Il fondo pensione danese che ha annunciato ieri un completo disimpegno dai titoli di Stato americano è lillipuziano (25 miliardi di AuM, di cui 100 milioni investiti in Treasury USA) rispetto agli oltre 30 trilioni di dollari di valore del mercato obbligazionario USA. Ma può inaugurare una "fastidiosa" tendenza. E d’altro canto la volontà dell’amministrazione USA di ridurre il disavanzo corrente, va di pari passo con la riduzione dei flussi finanziari stranieri: è una identità contabile imprescindibile.
È interessante a questo punto rilevare la reazione dei “barometri della paura”. Mentre il VIX è schizzato in una sola seduta del 27%, del 49% dai minimi di dicembre; il MOVE, equivalente per i Treasury, è rimbalzato ieri del 15% - quasi la metà – e complessivamente del 19% dai minimi assoluti. È una precisazione importante, vista la stretta correlazione inversa che lo S&P500 manifesta rispetto alla volatilità dei titoli di Stato: che per inciso ad ottobre e ad aprile dello scorso anno reagì con molta maggiore veemenza.

Wall Street deve guardarsi dalle minacce interne. Mentre crescono le “quotazioni” di Kevin Warsh nella successione di Jerome Powell (un “falco”, fautore di una cura dimagrante del bilancio Fed), la Corte Suprema è attesa ad un pronunciamento in settimana circa la legittimità dei dazi doganali e soprattutto l’eventualità di un loro rimborso. Circostanza tecnicamente legnosa, sebbene il segretario al Tesoro Bessent abbia gettato acqua sul fuoco, garantendo la disponibilità immediate di misure sostitutive. Ma il mercato obbligazionario non sembra fidarsi.