Il mercato azionario USA appare vistosamente “concentrato”. Ma, a ben vedere, si tratta di una delle proporzioni più basse al mondo. Francia, Germania ed Italia denunciano un peso dominante delle Top10 di gran lunga più drammatico.

Nvidia ha salvato il mondo. Le borse non crolleranno sotto il peso della conclamata sopravvalutazione insostenibile dell’intelligenza artificiale. È la conclusione a cui si perviene dopo la trimestrale del colosso dei chip di Santa Clara, con ricavi e profitti netti ancora una volta superiori alle attese degli analisti, e soprattutto con una guidance che esclude saturazione. Le quotazioni hanno reagito brillantemente: circostanza da leggersi in uno con le considerazioni dettagliatamente proposte nel Rapporto Giornaliero di ieri.
Un altro driver di mercato è stato il rilascio delle minute del FOMC di fine ottobre. Emerge un direttorio vistosamente spaccato, in cui prevale però la cautela, alla luce di un’inflazione che non piega la testa ma che anzi minaccia di risvegliarsi per effetto dei dazi che colpiscono i beni di consumo (poco più del 10% del paniere del CPI, ad ogni modo), e con un mercato del lavoro che risente soprattutto di criticità strutturali, e non già legate alla domanda delle imprese. 
D’altro canto, la Fed di Atlanta ieri ha rilasciato un aggiornamento della stima di crescita per il Q3, con un GDP Now che svetta ora a +4.2%: con una espansione simile, chi ha bisogno di un più contenuto costo del denaro?

Vedremo oggi se la vivace reazione di ieri notte dei listini americani, troverà conferma, e se gli elementi invitanti alla cautela in ultima analisi non prevarranno. D’accordo, il mercato azionario USA appare vistosamente “concentrato”, con le prime dieci compagnie che rappresentano il 38.9% della capitalizzazione complessiva. Ma, a ben vedere, si tratta di una delle proporzioni più basse al mondo. Soltanto Giappone ed India si collocano in posizione più felice mentre Francia (58%), Germania (62%) ed Italia (77%), per citarne alcune; denunciano un peso dominante delle Top10 di gran lunga più drammatico, se proprio si indugiasse su questo aspetto.
Wall Street dunque riparte da un ripiegamento che ha sfiorato questo mese il 4%. Il Nasdaq 100 ha ceduto fino al 6.5%. Per quanto di sicuro spiacevoli ed in attesi, sono drawdown non così eccezionali. E soprattutto, considerati isolatamente non preannunciano necessariamente vulnerabilità di mercato. Esemplare la disamina storica proposta dal rapporto di oggi.