La stragrande maggioranza delle società ha finora riportato dati di bilancio di gran lunga migliori delle aspettative di analisti ed investitori, confermando come non sia stato irrazionale l'atteggiamento esuberante del mercato azionario negli ultimi tredici mesi e mezzo.

Dal calendario gli investitori ieri non potevano chiedere di meglio: la prima seduta del mese, oltretutto coincidente con un lunedì. Negli ultimi dodici mesi la prima seduta della settimana ha prodotto una performance media per lo S&P del +0.46%: un risultato sensazionale, tanto a confronto con il saldo medio storico della singola seduta (+0.035% da 1950), quanto con riferimento alle altre sedute della settimana (la seconda seduta migliore, il martedì, non va oltre il +0.13% medio).
Quanto all’effetto "primo giorno del mese", il fenomeno è sufficientemente noto in letteratura e fra i trader: i quali non di rado costruiscono strategie operative basate proprio sull’acquisto alla fine del mese, e successiva liquidazione nei primi giorni del mese successivo.

Ad ogni modo, la seduta di ieri è risultata confortante, ancora una volta in concomitanza con il rilascio di dati economici di gran lunga superiori alle attese. L’88% delle società dello S&P500 ha battuto le stime di profitto degli analisti; e l’ha fatto in misura sontuosa, se è vero che gli utili operativi per il primo trimestre sono dati ora in crescita del 45.9% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Ad inizio stagione la proiezione per gli EPS si attestava ad un pur sempre spettacolare +23.8%.
Si discuterà all’infinito se ed in che misura le quotazioni abbiano già scontato questi dati: è una questione che lasciamo agli accademici, gli operatori avendo ben altro a cui pensare. Ma è un dato di fatto che il mercato abbia visto giusto, a partire da un anno fa, nell’anticipare uno scenario ora platealmente radioso. Il mercato ha sempre ragione, anche quando nulla potrebbe andare peggio. O meglio. Dilungarsi sul sesso degli angeli maschera un’incapacità nel leggere quello che una volta era chiamato il tape; il nastro di mercato. Esercizio per il quale soltanto l’analisi tecnica ha dimostrato di avere una spiccata inclinazione.

In Europa il recupero dalla recessione terminata un anno fa prosegue, con il PMI manifatturiero che conferma le anticipazioni flash, salendo ad aprile ad un nuovo massimo storico. Manna dal cielo per le economie più cicliche.
Come quella italiana, che a sua volta vede il listino di rappresentanza confermare le indicazioni prospettiche formulata poco più di un anno fa. I lettori lo ricorderanno: fra il 18 ed il 19 maggio 2020, l’indice FTSE MIB faceva registrare una notevole variabilità; salendo prima di oltre il 3%, salvo cedere subito dopo più del 2%. Un andamento rocambolesco che però, scoprimmo all’epoca, custodiva in embrione una performance a dir poco spettacolare nei mesi successivi. E così è stato.
Ne riparliamo nel Rapporto Giornaliero di oggi, non per celebrarne l’anniversario, ma perché il setup in questione, a quanto pare, manifesta una rilevanza anche in ottica mensile...