Nelle ultime cinque sedute il saldo finale a Wall Street non è mai andato in valore assoluto oltre il quarto di punto percentuale. I sempre presenti ribassisti argomenteranno che il mercato ormai non ce la fa più, ed è prossimo a ribaltarsi: è proprio così?

Missione compiuta. Il FTSE MIB si produce in un allungo che consente di eclissare il massimo di inizio 2020 a 25500 punti, ipotesi consacrata all'indomani del superamento della resistenza a 23000 punti; prima di concedersi una pausa di rifiatamento. Restano le indicazioni formulate nel rapporto di ieri a proposito del target da conseguire, e del supporto da monitorare per le prossime settimane.
Nel frattempo volge a conclusione negli Stati Uniti una sontuosa earnings season. Gli utili per azione nel primo trimestre hanno raggiunto un nuovo massimo storico, detronizzando il record precedente, e completando la ripresa "a V" avviata lo scorso anno. Questo egregio risultato fondamentale è stato prevedibilmente preceduto da una esaltante dinamica di mercato, con lo S&P500 che a sua volta ha migliorato i massimi storici in ciascuno degli ultimi quattro mesi.
Dal Dopoguerra si contano 18 episodi analoghi. Al di là del seguito più probabile, colpisce soprattutto il fatto che simili sequenze benigne non siano mai state registrate in prossimità dei bear market: luglio 2017 e maggio 2014 essendo gli episodi più recenti. L’ipotesi del consolidamento è fondata, ma l’onere della prova spetta ancora ai venditori.
Difficilmente il mercato subirà seri scossoni, prima che venga meno il sostegno della Fed. Da quando nel 2009 è iniziato il Quantitative Easing il mercato azionario americano in termini total return ha conseguito una performance del 633% che ha cambiato la vita a molti, mentre i bond in media hanno portato a casa un decimo di questo risultato: +63%.
Eppure, i fondi obbligazionari hanno raccolto più di tre trilioni di dollari al netto dei riscatti, mentre i fondi comuni azionari hanno conseguito una raccolta netta di appena 270 miliardi. Sono incongruenza che un giorno futuro saranno esaminate dalle università di psichiatria finanziaria.

Never short a dull market, recita uno dei più classici sebbene inascoltati aforismi di Wall Street.  La stasi delle quotazioni non deve autorizzare ad iniziative che vadano in direzione contraria al trend dominante, se non in capo a soggetti dall’orientamento temporale molto limitato (day trader).
Eppure, si può scommettere sul fatto che molti saranno in ciò persuasi, dalla stazionarietà recente delle quotazioni. Prendiamo lo S&P500, che ha fatto registrare un saldo in valore assoluto inferiore al quarto di punto percentuale in ciascuna delle ultime cinque sedute. L’investitore medio è portato a ritenere che ciò riveli un certo affaticamento da parte del mercato, e dunque l’imminenza di un ribaltamento. Ma è proprio così: il rapporto di oggi esamina questo originale setup nella giusta prospettiva storica, fornendo indicazioni prospettiche affascinanti per un investimento responsabile e produttivo.