Negli Stati Uniti i fondi comuni di investimento fanno registrare in una settimana un deflusso fra i più massicci della storia: prova di una capitolazione che in prospettiva appare quantomeno incoraggiante.

Alla quarta settimana di intenso sell-off a Piazza Affari, le quotazioni dell'indice MIB finalmente raggiungono l'orbita del primo target ribassista, compreso fra 18900 e 18400 punti, e rammentato l'ultima volta venerdì mattina in questa sede. La reazione conseguente non si fa attendere, e potrebbe consentire agli investitori di tirare il fiato, in attesa del prossimo assalto degli Orsi tuttora dominanti.
Certo bisognerà attendere la reazione del mercato all'indomani della certificazione del deteriorato merito di credito da parte di Moody's; in attesa che Standard&Poor's replichi alla fine di questa settimana; ma i precedenti storici non inducono a pessimismo: dopo un paio di mesi dal downgrade, i tassi di interesse sono ulteriormente saliti soltanto nel 25% dei casi registrati dal 1996 in poi. Allo stesso modo, per il mercato azionario la reazione non è stata così temibile. La sensazione dunque è che la decisione di venerdì sera possa costituire una sorta di "Sell on news" all'incontrario.
Depone a favore il sentiment. In Italia, malgrado il nuovo minimo, il Panic Index si sta ridimensionando; segno che il culmine delle vendite è stato per ora conseguito. Negli Stati Uniti gli investitori istituzionali hanno ricoperto buona parte delle posizioni corte sulle azioni, mentre i fondi comuni di investimento fanno registrare in una settimana un deflusso (-17 miliardi di dollari) fra i più massicci della storia: prova di una capitolazione che in prospettiva appare quantomeno incoraggiante.
Benché si assista ad un vistoso deterioramento di mercato, per il momento resta ferma a Wall Street l'aspettativa di un minimo nei tempi già anticipati, così come dettata dai modelli previsionali: le indicazioni in tal senso sono troppo numerose - tre, provenienti da fonti differenti - per essere ignorate. Bisogna aggiungere però che, quando lo S&P ha manifestato per ottobre un saldo negativo alla 13esima seduta del mese, come occorre quest'anno (25 casi dal 1950), il riassorbimento delle perdite entro la fine del mese si è concretizzato soltanto nel 25% dei casi. Conviene attendere dunque l'appuntamento ciclico segnalato, in attesa di verificare le reali intenzioni degli investitori per l'ultimo bimestre dell'anno.