Beffando ancora una volta le convinzioni di molti investitori, incoraggiate da media compiacenti e da social devastanti, il mercato azionario riassorbe tutte le perdite successive allo scoppio della crisi in Medio Oriente. E ora che si fa? Continua...
Il modello di asset allocation, dopo la chiusura di venerdì ha deciso di sospingere questa mattina ulteriormente la componente Equity. Questa mattina pubblichiamo in esclusiva per gli abbonati i nuovi target ufficiali per Wall Street. Continua...
Clamoroso il comportamento di ieri sera a Wall Street. Il nuovo vuoto grafico promette di rimanere incolmato a tempo indeterminato. Lo S&P500 nel frattempo è reduce da una poderosa sequenza di sette sedute positive di fila: il peggio è passato. Continua...
Stando al sondaggio di AAII, gli Orsi sovrastano i Tori di quasi 15 punti percentuali. Secondo quanto rileva JP Morgan, il Put Delta positioning ha raggiunto i livelli più estremi degli ultimi sette anni: tutti sono orientati al peggio.
Non accenna a rientrare la tensione in Medio Oriente. Il regime iraniano rivendica il riconoscimento delle ambizioni nucleari di Teheran, l’integrale pagamento dei danni subiti e la garanzia internazionale contro future aggressioni: richieste irricevibili dalla comunità internazionale. Questo da un lato mantiene ancora sigillato lo Stretto di Hormuz, dall’altra fa proseguire le operazioni belliche, che ora si spostano sul territorio, nel tentativo di incoraggiare l’opposizione mediante indebolimento delle forze di sicurezza.
Il petrolio si è riaffacciato sopra i 100 dollari. Evidentemente la disponibilità ad attingere alle riserve internazionali si è rivelata del tutto inefficace, stante peraltro i tempi lunghi di implementazione e la paralisi raggiunta dall’output nel Golfo Persico.
Questo sta comportando il minaccioso disancoraggio delle aspettative inflazionistiche: che convergono verso il 3.0% a due anni. Con il rendimento nominale che a sua volta negli Stati Uniti è salito ieri ai massimi da agosto: prefigurando meno di un taglio del Fed Funds rate da qui alla fine dell’anno. E oggi conosceremo la lettura mensile della misura di inflazione preferita dalla Fed: destinata anomalmente a collocarsi ben sopra il CPI.
Il sentiment si va vistosamente deteriorando. Stando al sondaggio di AAII, gli Orsi sovrastano i Tori di quasi 15 punti percentuali. Secondo quanto rileva JP Morgan, il Put Delta positioning ha raggiunto i livelli più estremi degli ultimi sette anni. Questo da un lato fotografa un idem sentire – tutti sono orientati al peggio – dall’altro in ottica contrarian farebbe ben sperare: se tutti sono esposti al ribasso, chi farà scendere ulteriormente il mercato?
Peccato soltanto che ieri sera Wall Street abbia chiuso sotto i minimi di dicembre, attivando il December Low Indicator, come paventato in questa sede alcuni giorni fa. Ne parliamo dettagliatamente nel Rapporto Giornaliero di oggi.
L’ottimista argomenta che un conflitto senza soluzione in vista, un petrolio a tripla cifra, il Private Credit/Equity in subbuglio, un’inflazione che sfugge al controllo e di conseguenza l’archiviazione del ciclo monetario distensivo, e ancora un buco nei conti federali legato allo sgretolamento del sistema di dazi doganali architettato lo scorso anno, con il mercato obbligazionario a sua volta in perdita adesso da inizio anno; tutto questo, ha provocato sullo S&P500 un cedimento a ieri sera del 2.5% nel 2026: tutto qui?
Per quanto le borse abbiano preso una brutta piega nelle ultime quasi due settimane, non si può negare che l’arretramento è meno che proporzionale rispetto al sentiment generalmente depresso e agli sconfortanti fattori esogeni citati. Aggiungiamoci pure il CDX dei corporate bond “investment grade”, affacciatosi ieri per la prima volta sopra i 60 punti base negli Stati Uniti. C’è parecchia materia di riflessione.