Ben l'89% degli investimenti in dollari, quest'anno, ha corrisposto finora un ritorno complessivo negativo. Comprensibile lo sconforto dei money manager.

Complessivamente i mercati azionari si concedono una pausa, dopo il recupero della settimana passata. Un rimbalzo che per ora sviluppa il compitino minimo: la sollecitazione delle prime resistenze, senza che ciò intacchi più di tanto le grame performance di quest'anno.
Come rilevato nel Rapporto Giornaliero di ieri, soltanto alcuni indici americani e i leveraged loan quest'anno hanno battuto, e di misura, la liquidità USA (T-Bill a tre mesi). Rincara la dose Deutsche Bank, che in una ricerca rileva come ben l'89% degli investimenti in dollari, quest'anno, abbia corrisposto finora un ritorno complessivo negativo. Comprensibile lo sconforto dei money manager, attaccati sempre più per una struttura commissionale oltretutto non a torto giudicata ingiustificata dagli investitori: sempre più orientati verso gli strumenti a replica passiva.
Tornando al mercato, lo S&P500 sta di nuovo flirtando con la media mobile a 200 giorni. Che, però, ora assume una inclinazione negativa. Questa è la grossa differenza rispetto al ripiegamento di inizio anno, che si esaurì a ridosso di questo argine, nella circostanza orientato verso l'alto. Ieri abbiamo discusso l'eventualità di un ritorno sopra i 2740 punti, e gli obiettivi che in quel caso ci dovremmo aspettare. Nel rapporto di oggi ci soffermiamo sugli effetti di medio periodo di un eventuale, clamoroso ritorno oltre questo spartiacque tecnico: si contano 14 precedenti dal Dopoguerra ad oggi; abbastanza per modellare un comportamento prospettico.
Specie se il dato si legge alla luce del disimpegno da Wall Street da parte di una categoria di investitori da sempre lungimirante, come quella dei Commodity Trading Advisor. Un dato che ha del clamoroso, come dettagliamo oggi.