Il supporto strutturale di mercato si colloca ben sopra i segnali primari di acquisto scattati a giugno e ad ottobre dello scorso anno: anche un bear market comunque non cancellerebbe i guadagni messi da parte. I target verso l'alto però non sono ancora stati conseguiti.

Australia, Canada, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti, Svezia e Taiwan (in rigoroso ordine alfabetico), più Europa (Stoxx600): sono gli stati del G25 le cui borse questo mese hanno raggiunto un nuovo massimo storico. L’elenco si infittirebbe se uscissimo dal novero dei soliti noti. D’altro canto, lo stesso MSCI All Country, pur nella versione equiponderata in cui ciascuno dei 50 indici rappresentati, pesa per il 2% della capitalizzazione complessiva; venerdì ha raggiunto un nuovo picco assoluto.

Comprensibile la soddisfazione degli investitori, che osservano la realtà economica circostante, ritenendola adeguata alle loro aspettative. Negli USA i sussidi iniziali di disoccupazione sono scivolati ai minimi degli ultimi tre mesi, le vendite al dettaglio decollano e la componente dell’occupazione dei sondaggi mensili (dall’Empire State al Philly Fed) conferma l’intonazione favorevole. Come evidenzia il Rapporto Settimanale, gli Economic Surprise Index di tutte le nove principali aree economiche mondiali, si collocano ben sopra la linea dello zero: nonostante tutto, i dati macro continuano a battere le attese.

Questo anche a livello micro: mai, a questo punto dell’anno, la revisione verso l’alto dei profitti negli Stati Uniti (+10%) è stata così generosa. Questo conferma ancora una volta le attese formulate nell’Outlook di inizio anno: nel 2021 avremmo assistito al passaggio di testimone fra l’espansione dei multipli (il Price/Earnings è calato di undici punti!) e la dinamica degli EPS.

Tali considerazioni stanno riducendo la tensione che ha caratterizzato questi tredici mesi di bull market: il VIX è ancora lontano dai minimi di inizio 2020, ma ha sfondato di recente i supporti, dopo essersi più che dimezzato. Nel rapporto di venerdì abbiamo illustrato cosa ciò comporti storicamente per lo S&P500 nei tre mesi successivi...

L’individuazione sullo S&P500 della precisa soglia critica di mercato, ci immunizza definitivamente dai rischi di ribasso: i segnali di acquisto dello scorso anno di giugno (3232 punti) ed ottobre (3447 punti) essendo stati registrati su livelli decisamente inferiori. Bear market, non ti temo.

Restano comunque da conseguire i target temporali e di prezzo già delineati in passato. Due mesi fa, in risposta al solito, felicemente ricorrente confronto con periodi storici (2007, 2000, 1987, addirittura 1929) che poco hanno a che fare con l’epoca corrente; ricercammo tutti i semestri statisticamente più similari alla finestra settembre 2020 – febbraio 2021. Emerse un profilo mediano, ben aderente all’andamento del 2020-21; e soprattutto un percorso probabile che il mercato ha fedelmente replicato. Sotto questa prospettiva non è ancora giunto il momento di una salutare fase di decantazione.