Alla vigilia del quarto compleanno, il bull market diventa ufficialmente il nono più lungo della storia, con una performance del 119%, senza considerare i dividendi. E nonostante i tassi di interesse ancora in tensione sulle scadenze lunghe. Continua...
Una correzione quasi invisibile ridimensiona i multipli di mercato: con il Price/Earnings passato da 23.2 volte di novembre, ad un rapporto di 18.9x venerdì sera. E fra una settimana gli investitori celebreranno il quarto compleanno del bull market. Continua...
L'irrigidimento delle condizioni finanziarie sta inducendo i mercati a rivedere le aspettative di aumenti ulteriori dei tassi ufficiali nell’Eurozona; con i due rincari già approvati che assumono lo sgradevole sapore di un "Trichet moment". Continua...
Il petrolio si mantiene nei pressi dei 100 dollari, con il rendimento del T-Note sopra il 5.0%. La Fed aumenterà ancora i tassi, a pochi giorni da elezioni di medio periodo. Eppure il mercato tiene stoicamente.contornare il merca
Clamorosamente disattesa la tradizionale stagionalità negativa della settimana successiva alle scadenze tecniche trimestrali di settembre. Con lo spunto della passata ottava, lo S&P500 riporta a +13% il progresso da inizio 2026, confermando la volontà di chiudere per il quarto anno di fila a doppia cifra. Lo stesso mese di settembre, tradizionalmente difficile, vanta ora un saldo positivo (+0.75%), a tre sedute dal congedo dagli investitori, con l’indice a meno dell’un percento dai massimi storici.
Viviamo tempi interessanti. Il petrolio si mantiene nei pressi dei 100 dollari – poco sopra il Brent, poco sotto il WTI – con il rendimento decennale del T-Note che consolida sopra il 5.0%. Le dichiarazioni degli esponenti del FOMC rendono concreta la possibilità che la banca centrale americana aumenti il Fed Funds rate alla fine di ottobre: a pochi giorni da elezioni di medio periodo che dovrebbero certificare una disfatta per il partito repubblicano anticipata da un tasso di approvazione dell’amministrazione Trump al 39%.
Eppure il mercato tiene stoicamente. La lettura del bicchiere mezzo pieno infonde ottimismo: se questa è la reazione alle peggiori notizie che possono contornare il mercato, figurarsi se dovessero sopraggiungere delle schiarite dal contesto esogeno.
La visione meno ottimistica però fa rilevare come la versione equiponderata dello S&P500 disti il 5% dai massimi. Le small cap, l’8%. Le Utility addirittura il 17%. L’azione mediana, riportava venerdì sera Goldman Sachs, il 16%. La grande vitalità del settore tecnologico ha mascherato efficacemente una diffusa fiacchezza che ha colpito in particolare modo le azioni più sensibili al costo del denaro, con i rendimenti del T-Note in salita da 7 mesi di fila.
Come riportato, il nostro modello di asset allocation ha adottato venerdì sera una drastica misura in termini di esposizione in azioni.
Il contesto macro resta promettente: le vendite finali al settore privato negli USA sono cresciute del 4% annualizzato nel Q2, e viaggiano ad un ritmo del +5% in questo trimestre. Gli ordini di beni durevoli venerdì hanno sorpreso verso l’alto, e le richieste di sussidi di disoccupazione si mantengono tuttora glaciali.
In prospettiva, l’inaugurazione di una finestra stagionale plurimensile dal track record eccellente. Ma ne riparleremo nel Rapporto Giornaliero di domani.