Un plotoncino di società, che da sole valgono più del prodotto interno lordo annuale del Giappone, spiega in buona misura la vistosa sovraperformance di Wall Street, ma soprattutto la netta leadership di Times Square.

Scemato l’entusiasmo per una soluzione in tempi rapidi della crisi sanitaria che ha investito il mondo alla fine dell’inverno, gli investitori fronteggiano ora la prospettiva di una cronicizzazione del coronavirus. La reazione per il momento non è stata memorabile: nell’ultimo mese (20 sedute) il MSCI ACWI ha messo a segno una performance del -0.4%, e sei delle prime nove piazze mondiali per performance parlano asiatico; evidenti beneficiarie di una economia, come quella cinese, che sembra disporre di migliori carte per ripartire dopo il lockdown.

Nel complesso gli investitori giudicano il bicchiere mezzo pieno. Il Panic-Euphoria model, proposto settimanalmente da Citi, evidenzia un sentiment orientato all’ottimismo. Un sondaggio condotto da Investopedia rivela un dettaglio significativo: fra i ribassisti circa le prospettive di mercato, la fetta più ampia (53% del totale) è rappresentata dalla categoria demografica dei baby boomer – nati fra il 1946 e il 1964 – che evidentemente dispone di maggiore memoria storica; fra i rialzisti, i più numerosi sono i cosiddetti Millenial. Vale a dire, giovani che per loro fortuna non hanno ancora conosciuto le insidie e i danni di un bear market o di una recessione.

E non è un caso che a tirare la carretta siano state proprio le popolari società del FANMAG: che da inizio anno, da sole, portano a casa un saldo superiore al 5%; il resto dello S&P500, a titolo informativo, conseguendo nel medesimo arco di tempo una performance del -18%.

Questo spiega la vistosa tenuta della borsa americana. Secondo alcuni, in modo innaturale. Lo abbiamo visto dettagliatamente venerdì, esaminando le incongruenze fra il livello raggiunto dall’indice americano, e diverse proxy di Wall Street. Aggiungiamoci pure la vistosa divergenza maturata nelle ultime settimane fra S&P e spread creditizi.

Questo contributo decisivo di un plotoncino di società, che da sole valgono più del prodotto interno lordo annuale del Giappone, spiega in buona misura la vistosa sovraperformance di Wall Street, ma soprattutto la netta leadership di Times Square: nelle ultime venti sedute, mentre lo S&P500 ha messo a segno una performance del 5% circa, il Nasdaq Composite ha letteralmente dilagato, conseguendo un saldo a doppia cifra.

Abbiamo allora ricercato tutti i casi in cui gli indici citati abbiano conseguito una performance analoga; pervenendo alla mappatura proposta nel Rapporto Giornaliero di oggi. Il contesto storico in cui sono maturati questi precedenti fa ben riflettere.